06 novembre 2026
Pene sostitutive di pene detentive brevi - Sentenza divenuta irrevocabile prima del 30 dicembre 2022 - Pena detentiva divenuta eseguibile a seguito della revoca della sospensione condizionale già concessa dal giudice della cognizione - Possibilità di chiedere l’applicazione di una pena sostitutiva - Esclusione - Ragioni.
05 novembre 2026
L'acquirente a non domino di un bene mobile registrato non può impugnare il sequestro, anche se in buona fede
Il Tribunale del riesame aveva annullato il sequestro di un'autovettura che terzi di buona fede avevano acquistato da un cliente di una compagnia di autonoleggio, che se ne era appropriato. Avverso l'ordinanza di annullamento aveva poi proposto ricorso per cassazione l'ufficio di Procura.
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza, così confermando il sequestro. All'uopo i giudici nomofilattici hanno rilevato che <<l'acquirente di un autoveicolo a non domino non ne acquista la proprietà mediante il possesso di buona fede, ancorché abbia trascritto il suo acquisto nel pubblico registro automobilistico, atteso che, escludendo l'art. 1156 cod. civ. l'applicazione delle disposizioni sull'acquisto in buona fede del possesso per i beni mobili iscritti in pubblici registri, l'acquisto di un tale bene, sebbene l'acquirente sia in buona fede, si opera solo con l'usucapione, restando la buona fede rilevante unicamente ai fini del termine dell'usucapione stessa (Cass. civ., Sez. 3, n. 294 del 13/01/1994, Rv. 484984 – 01; nel caso – diverso da quello in esame – in cui la situazione possessoria si sia verificata prima della registrazione del bene potrà valere, invece, la regola del “possesso vale titolo”, Cass. civ., Sez. 2, n. 16235 del 25/07/2011, Rv. 618704 - 01)>>.
Se ne ricava, ad avviso della Corte, che l'acquirente di buona fede, per quanto legittimato a proporre impugnazione avverso il provvedimento di sequestro, è carente di interesse, poichè, non essendo titolare di un diritto reale sul bene di provenienza delittuosa, egli non può ottenere la restituzione del veicolo.(sentenza al link)
04 novembre 2026
Nomina del difensore dell'ente in caso di rappresentante legale indagato.
Nel caso di specie la Corte ha interpretato la portata dell'art. 39 del. dl.vo 231/01, secondo cui l'ente partecipa al procedimento penale con il proprio rappresentante legale, salvo che questi sia imputato del reato da cui dipende l'illecito amministrativo.
Il ricorso di legittimità aveva censurato la dichiarazione di inammissibilità del riesame proposto dall'ente, sulla scorta della ritenuta inidoneità della dichiarazione di costituzione della società indagata. I giudici della cautela avevano rilevato che la costituzione era inidonea a garantire la difesa dell'ente, poichè intervenuta tramite un procuratore speciale nominato dall’assemblea dei soci, cui parteciparono in via totalitaria, il rappresentante legale della società indagata e quello, anch'egli indagato, della società socia di maggioranza dell'ente indagato.
La Corte ha ritenuto che la nomina del procuratore, operata di concerto tra i due indagati, non era minimamente in grado di presidiare l’imprescindibile alterità tra le posizioni dell’amministratore e dell’ente (ridotto a mero simulacro, totalmente ancillare rispetto alle attività dell’indagato) e pertanto non risulta rispettosa della nitida voluntas legis di cui all'art. 39 del d.l. 231/01.(sentenza al link)
Dalla suddetta alterità discende che il legale rappresentante, indagato o imputato del reato da cui dipende l’illecito amministrativo, non può provvedere, a causa di tale condizione di incompatibilità, alla nomina del difensore dell’ente, per il generale e assoluto divieto di rappresentanza posto dal comma 1 del citato art. 39. A tale incompatibilità, il rappresentante legale non potrebbe neppure, sic et simpliciter, rimediare tramite un procuratore speciale cui affidare il compito di nominare il difensore dell'ente; giacchè una simile translatio potestatis non è assolutamente in grado di assolvere la funzione sua propria di scissione degli interessi dell’ente collettivo da quelli dell’indagato, in quanto effettuata per perpetuare, e non per evitare, il controllo della società da parte di chi ne continuava a essere il legale rappresentante. Diversamente, ad avviso della Corte, adeguati modelli di organizzazione e gestione sono quelli che risolvono, a priori e in via generale, ogni rischio di indebite sovrapposizioni soggettive, prevedendo, a mero titolo esemplificativo, la nomina di un procuratore speciale da parte di un soggetto di garanzia, quale il presidente del tribunale o di un ordine professionale.
03 novembre 2026
L'avvocato non è disciplinarmente responsabile delle dichiarazioni del cliente ai fini del patrocinio a spese dello Stato
Il CNF ha precisato che <<le dichiarazioni rese nell’ambito della istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato sono autocertificazioni, sottoscritte dal cliente e semplicemente autenticate dall’avvocato, che non è tenuto, né potrebbe svolgere attività di controllo e verifica delle dichiarazioni sul reddito dichiarato dal cliente, non avendone né gli strumenti, né il potere, salvo quello di chiedere al cliente di dichiarare quali siano i suoi redditi effettivi (specie quando si tratti di clienti che producono il semplice certificato Isee e non siano obbligati ex lege alla presentazione della dichiarazione dei redditi), come invece potrebbe fare l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza nell’ambito delle procedure previste ex lege>>.(pronuncia al link)
02 novembre 2026
La prevalenza delle attenuanti sulla contestata recidiva incide sul calcolo della prescrizione ?
La Corte di legittimità ha escluso che la prevalenza delle circostanze attenuanti rispetto alla contestata recidiva incida ai fini del computo della prescrizione (sentenza al link)
In tal senso i giudici nomofilattici hanno precisato che <<la prevalenza delle circostanze attenuanti rispetto alla recidiva non incide sulla durata del termine di prescrizione in quanto la recidiva integra una circostanza aggravante ad effetto speciale (Sez. U, n. 20808 del 25/10/2018, dep. 2019, Schettino, Rv. 275319-01). Ai fini del computo del termine prescrizionale deve, infatti, aversi riguardo alla pena massima prevista per il reato, tenendo conto delle circostanze aggravanti ad effetto speciale, senza che assuma rilievo il giudizio di comparazione ex art. 69 cod. pen., espressamente reso irrilevante dall'art. 157, comma terzo, cod. pen. In tal senso si è di recente ribadito che la recidiva qualificata rileva ai fini della prescrizione anche quando sia stata ritenuta subvalente rispetto alle attenuanti riconosciute (Sez. 4, n. 39439 del 06/11/2025, De, Rv. 288869-01)>>.
30 ottobre 2026
Violenza sessuale di minore gravità ai danni di minore. L'ordine di esecuzione può essere sospeso ?
La Corte di legittimità, adita da un ricorso con cui si prospettava la sospendibilità dell'ordine di esecuzione per la carcerazione conseguente al reato di violenza sessuale di minore gravità ma commesso ai danni di soggetto minorenne (artt. 609- bis, primo e terzo comma, e 609-ter n. 5 cod. pen.), ha dato continuità all'insegnamento di legittimità secondo cui «i condannati per il reato di violenza sessuale aggravata di cui all'art. 609-ter cod. pen., pur quando sia stata riconosciuta la circostanza attenuante di cui all'art. 609-bis, ultimo comma, cod. pen., per poter beneficiare di misure alternative alla detenzione devono essere sottoposti all'osservazione scientifica della personalità, condotta collegialmente, per almeno un anno» (Sez. 1, n. 39985 del 09/04/2019, Marni, Rv. 277487 - 01; Sez. 1, n. 17889 del 28/04/2023, Giannini, non mass.) (sentenza al link)
La Corte ha precisato che <<l'esenzione secca dall'obbligo di preventiva osservazione annuale è riservata soltanto ai reati ex art. 609-bis cod. pen. con applicazione della circostanza attenuante di cui al terzo comma, per i quali non sia stata riconosciuta l'aggravante dell'art. 609-ter. Invece, i delitti in tal modo aggravati devono essere necessariamente trattati in sede esecutiva con le modalità indicate dall'art. 4-bis, commi 1-quater e 1 quinquies, non rilevando l'eventuale concessione di circostanze attenuanti (ivi compresa quella prevista dall'ultimo comma dell'art. 609-bis cod. pen.), poiché esse si riflettono soltanto sul quantum della pena, lasciando immutata la particolare struttura del reato, maggiormente offensivo perché commesso in una delle forme che l'ordinamento reputa portatrici di accentuato disvalore, elemento che richiede quelle particolari modalità di osservazione e trattamento del condannato previste nell'indicata disposizione (Sez. 1, Marni, citata)>>.
29 ottobre 2026
Recidiva reiterata come calcolare il termine necessario a prescrivere.
La Corte di legittimità ha precisato che <<la recidiva reiterata, in quanto circostanza a effetto speciale, incide sia sul calcolo del termine prescrizionale minimo del reato, ex art. 157, comma secondo, cod. pen., sia, in presenza di atti interruttivi, su quello del termine massimo, ex art. 161, comma secondo, cod. pen., senza che tale duplice valenza comporti violazione del principio del ne bis in idem sostanziale o dell'art. 4 del Protocollo n. 7 della CEDU, come interpretato dalla sentenza della Corte EDU del 10 febbraio 2009 nel caso Zolotoukhine c. Russia, nel cui ambito di tutela non rientra l'istituto della prescrizione (Sez. 4, n. 44610 del 21/09/2023, Bisiccè, Rv. 285267 - 01). Il Collegio intende dare continuità a tale orientamento, rilevando che la giurisprudenza richiamata dal ricorrente (Sez. 6, n. 47269 del 09/09/2015 Ud., Rv. 265518 — 01), risalente nel tempo, è stata argomentatamente superata dalla giurisprudenza successiva>>. (sentenza al link)
28 ottobre 2026
Successiva applicazione, nell’ambito di distinti procedimenti estradizionali, di più misure cautelari per fatti connessi - Retrodatazione dei termini della custodia cautelare ai sensi dell’art. 297, comma 3, cod. proc. pen. - Esclusione - Ragioni.
27 ottobre 2026
CASO ENI-NIGERIA E DOVERE DI DEPOSITO DEGLI ATTI DA PARTE DEL PM - LA SENTENZA 34812/2026 DELLA CORTE DI CASSAZIONE
CASSAZIONE
PENALE, SEZ. VI, SENTENZA N. 952/2026
Unità, Discrezionalità del
Pubblico Ministero e Limiti dell'Art. 328 C.P. nel 'Caso Eni Nigeria'
1. Inquadramento Sistematico e Fatti di Causa
Con la sentenza n. 952 del 18 giugno 2026 (depositata il 29 settembre 2026), la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha scritto un capitolo fondamentale in tema di limiti della giurisdizione penale, tipicità del reato di rifiuto di atti d'ufficio (art. 328, comma 1, c.p.) e discrezionalità del Pubblico Ministero. La pronuncia giunge all'esito del procedimento a carico dei magistrati della Procura di Milano Fabio De Pasquale e Sergio Maria Spadaro, condannati nei gradi di merito per il reato di omissione o rifiuto di atti d'ufficio in relazione alla gestione del dibattimento del c.d. processo 'Eni Nigeria'.
L'accusa mossa ai due magistrati riguardava il presunto indebito rifiuto di depositare nella segreteria del P.M., a disposizione delle difese, una serie di documenti e chat trasmessi da un collega dello stesso ufficio (il dott. Paolo Storari), titolare del procedimento collegato c.d. 'Eni Complotto'. Tali atti (tra cui annotazioni della Guardia di Finanza e chat estrapolate dal telefono di Vincenzo Armanna, principale dichiarante nel processo Eni Nigeria) avrebbero dovuto, secondo l'ipotesi accusatoria, essere immediatamente riversati nel dibattimento per consentire alle parti di valutare l'attendibilità del dichiarante.
2. I Punti Chiave della Decisione della Suprema Corte
La Suprema Corte ha ribaltato le decisioni di merito, annullando senza rinvio la sentenza impugnata perché 'il fatto non sussiste' e revocando le statuizioni civili. I pilastri argomentativi della pronuncia si articolano sui seguenti punti nodali:
• Insussistenza della doverosità dell'atto: La fattispecie di cui all'art. 328, comma 1, c.p. richiede che l'atto omesso sia 'dovuto' e 'indifferibile', inserito in protocolli vincolati e non rimesso a scelte discrezionali. L'attività integrativa di indagine (art. 430 c.p.p.) è per definizione incoercibile, incomprimibile e rimessa all'autonomia e alla responsabilità del magistrato titolare del procedimento.
• Ruolo e autonomia del Pubblico Ministero procedente: Il P.M. titolare del processo non può essere ridotto a un 'mero recettore passivo' o a un esecutore di impulsi investigativi provenienti da magistrati di procedimenti diversi (seppur collegati). La ricezione di atti da fonti esogene impone un autonomo vaglio di pertinenza, rilevanza e legalità.
• Il coordinamento interno e l'assenza di dolo: Lungi dall'agire in una logica di occultamento, i ricorrenti avevano tempestivamente informato con nota scritta del 5 marzo 2021 sia il Procuratore della Repubblica (dott. Francesco Greco) che il Procuratore Aggiunto (dott.ssa Laura Pedio, contitolare di Eni Complotto), i quali condivisero la valutazione di non procedere all'acquisizione. Il coinvolgimento dei vertici esclude radicalmente il dolo e la configurabilità di un rifiuto arbitrario.
• Limiti legali e divieto di acquisizione automatica delle chat: La Corte ha evidenziato che la copia forense del telefono di Armanna conteneva dati la cui estrazione e divulgazione erano state ritenute illegittime dal G.I.P. e confermate dalla stessa Cassazione (sez. VI, n. 22795/2022) nel procedimento a quo ('Eni Complotto'), in applicazione dei principi sul sequestro probatorio e sulla tutela dei dati estranei all'oggetto dell'accertamento. Dunque, l'acquisizione di quelle chat nel processo Eni Nigeria sarebbe stata contra legem.
3. Schemi Pratici e Sintetici
Di seguito si propongono tre schemi riassuntivi utili all'operatore del diritto per inquadrare i confini dogmatici e pratici tracciati dalla sentenza in esame.
Schema 1: Impostazione Accusatoria vs Argomentazione della Suprema Corte
|
Profilo d'Analisi |
Tesi Accusatoria / Corti di Merito vs Posizione della Cassazione |
|
Natura dell'atto (Art. 430 c.p.p.) |
Accusa:
Atto dovuto e vincolato, finalizzato alla parità delle
armi. |
|
Ruolo del P.M. di udienza |
Accusa:
Obbligo di riversare automaticamente nel dibattimento ogni atto
trasmesso da colleghi. |
|
Sussistenza dell'art. 328 c.p. |
Accusa:
Rifiuto indebito integrato dall'omesso deposito di atti utili
alla difesa. |
Schema 2: Funzione e Limiti degli Artt. 358 e 430 c.p.p. nel Sistema
|
Norma di Riferimento |
Interpretazione e Limiti Sistematici (Cass. n. 952/2026) |
|
Art.
358 c.p.p. |
Funzionale alla completezza delle indagini preliminari e al corretto esercizio dell'azione penale (art. 112 Cost.), non attiene direttamente al principio di parità delle parti in dibattimento né impone obblighi slegati dalla discrezionalità investigativa. |
|
Art.
430 c.p.p. |
Attribuisce al P.M. la facoltà (e non l'obbligo) di compiere atti integrativi dopo il decreto che dispone il giudizio. L'obbligo di deposito (comma 2) sorge solo ed esclusivamente se il P.M. decide discrezionalmente di compiere l'attività. |
Schema 3: Responsabilità Civile dei Magistrati e Legittimazione Passiva (L. n. 117/1988)
|
Tipologia di Illecito Civile |
Regime Giuridico e Soggetto Legittimato Passivo |
|
Illecito
civile ordinario |
Artt. 2 e 4 L. 117/1988: Legittimazione passiva esclusiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, esperibili solo dopo l'esaurimento dei mezzi di impugnazione ordinari. |
|
Danno
derivante da reato |
Art. 13 L. 117/1988: L'azione è regolata dalle norme ordinarie (art. 2049 c.c.). Legittimazione passiva del Ministero della Giustizia (datore di lavoro) e non della Presidenza del Consiglio dei Ministri. |
4. I Profili Civili: Il Difetto di Legittimazione della Presidenza del Consiglio
Un ulteriore profilo di assoluto rilievo affrontato dalla Suprema Corte riguarda il ricorso proposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in qualità di responsabile civile. La Corte ha accolto l'eccezione difensiva, dichiarando il difetto di legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio.
I giudici di legittimità hanno chiarito il sistema dei rapporti tra la legge n. 117 del 1988 e le norme codicistiche ordinarie:
• Ambito dell'art. 4 L. 117/1988: L'art. 4 della legge n. 117/1988 (che prevede la legittimazione esclusiva della Presidenza del Consiglio) si applica esclusivamente ai casi di illecito civile aquiliano derivante da dolo, colpa grave o diniego di giustizia nell'esercizio delle funzioni, nei quali non sia configurabile un reato.
• Ambito dell'art. 13 L. 117/1988: L'art. 13 della medesima legge stabilisce che, qualora il danno derivi da un fatto costituente reato commesso dal magistrato, l'azione risarcitoria è regolata dalle norme ordinarie. Di conseguenza, trovando applicazione l'art. 2049 c.c., il soggetto passivo legittimato come responsabile civile è il Ministero della Giustizia (in qualità di datore di lavoro), e non la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
5. Conclusioni e Massima della Sentenza
La sentenza in esame rappresenta un argine rigoroso contro derive di stampo inquisitorio o sanzionatorio penale fondate su interpretazioni analogiche o estensive del reato di rifiuto di atti d'ufficio. La Cassazione riafferma con forza che la violazione di doveri di lealtà o correttezza istituzionale non integra automaticamente una fattispecie delittuosa in assenza della tipicità oggettiva e soggettiva richiesta dall'art. 328 c.p.
MASSIMA
GIURIDICA:
«Non
integra il delitto di rifiuto di atti d'ufficio (art. 328, comma 1,
c.p.) la condotta del Pubblico Ministero che, nel corso del
dibattimento, decida discrezionalmente — in conformità ai vertici
dell'Ufficio e nel rispetto dei limiti sul sequestro probatorio —
di non acquisire né depositare documentazione o chat provenienti da
un procedimento collegato, trattandosi di attività integrativa di
indagine incoercibile e rimessa all'autonoma valutazione di
pertinenza e rilevanza del titolare del procedimento.»
26 ottobre 2026
Giudizio di legittimità - Reato procedibile di ufficio - Istanza di accesso ad un programma di giustizia riparativa - Possibilità di sospendere il processo o di rinviare l’udienza in attesa della decisione sull’istanza - Esclusione.
23 ottobre 2026
Lieve entità – Causa ostativa introdotta dal d.l. n. 23 del 2026 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 54 del 2026 – Abitualità della condotta – Nozione – Distinzione dalla non occasionalità.
22 ottobre 2026
Tentativo punibile anche prima che ne sia iniziata l'esecuzione
La Sez. 2 della Corte di cassazione con la sentenza num. 34564/2026 ha affermato che <<il tentativo è punibile non solo quando l'esecuzione è compiuta, ma anche quando l'agente ha compiuto uno o più atti, non necessariamente esecutivi (si pensi a quanto ... evidenziato con riguardo alla predisposizione di mezzi ed al riparto dei ruoli tra i soggetti agenti in procinto di agire) che indichino, in modo inequivoco, la sua volontà di voler compiere un determinato delitto; ovvero, in tutti quei casi in cui l'agente abbia approntato e completato il suo piano criminoso in ogni dettaglio ed abbia iniziato ad attuarlo (ultima riunione “operativa” nel corso della quale i soggetti già indossavano i capi di abbigliamento necessari per il loro camuffamento in occasione dell’azione), pur non essendo ancora arrivato alla fase esecutiva vera e propria>> (sentenza al link).
Tuttavia secondo altro indirizzo, «gli atti diretti in modo non equivoco a commettere un reato possono essere esclusivamente gli atti esecutivi, ossia gli atti tipici, corrispondenti, anche solo in minima parte, come inizio di esecuzione, alla descrizione legale di una fattispecie delittuosa a forma libera o vincolata, in quanto l'univocità degli atti indica non un parametro probatorio, ma un criterio di essenza e una caratteristica oggettiva della condotta, non essendo dunque punibili, a titolo di tentativo, i meri atti preparatori» (ex ceteris: Sez. 3, n. 15656 del 02/02/2022, Rocca, Rv. 283045-01)
21 ottobre 2026
Persona offesa di delitto di violenza domestica - Notifica del decreto di citazione a giudizio presso il domicilio dichiarato in denuncia - Mancata conoscenza del processo a causa dell’intervenuto collocamento in casa rifugio ad indirizzo segreto - Causa di forza maggiore - Configurabilità - Restituzione nel termine per la costituzione di parte civile - Necessità.
20 ottobre 2026
Come qualificare lo screenshot di un messaggio whatsapp ? di Laura Platino*
La sesta sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n 32437 del 31.08.2026, si è soffermata in ordine alla rilevanza probatoria degli screenshot di whatsapp.
La Corte, nel rigettare la doglianza difensiva, ha escluso che rilevino le disposizioni del codice dell'amministrazione digitale, volte ad assicurare protezione all’integrità del dato informatico, atteso che lo screenshot <<altro non è che la “fotografia", la rappresentazione, di quanto raffigurato sul display del dispositivo utilizzato per lo scambio di messaggi, qualificabile come documento>>.
La pronuncia ha altresì precisato che, anche laddove il documento “screenshot” venga qualificato come corrispondenza, non può trovare applicazione il disposto di cui all’art. 254 c.p.p., con la conseguenza che non è richiesto alcun provvedimento di sequestro emesso dall’Autorità Giudiziaria per acquisire quanto fornito da uno dei partecipanti alla conversazione. Invero, lo screenshot rappresenta <<una conversazione a cui lo stesso conversante ha partecipato e si tratta di corrispondenza non più in itinere, ma ormai pervenuta sul dispositivo del destinatario>>.
* Avvocato del Foro di Palermo, ha svolto attività di tutorato presso l' Università di Giurisprudenza di Palermo.
19 ottobre 2026
Confisca diretta e reati tributari dichiarativi.
La sentenza che si annota (al link) consolida l'indirizzo di legittimità, secondo cui è giuridicamente ammissibile, anche dopo la sentenza Sez. U, n. 13783 del 26/09/2024, dep. 2025, Massini, Rv. 287756 – 02, la confisca diretta di somme di denaro con riferimento ai delitti tributari, in particolare con riguardo al reato di cui all'art. 2 d.lgs. n. 74 del 2000, anche in caso di c.d. "risparmio di spesa" (cfr.: Sez. 3, n. 30534 del 27/05/2025, De Leonardis, Rv. 288606 - 01; Sez. 3, n. 36683 del 14/10/2025, Ivanova, Rv. 288862 - 01; Sez. 3, n. 6287 del 28/10/2025, dep. 2026, De Gaudio, Rv. 289469 – 01; Sez. 3 n. 27336 del 09/06/2026, C., non mass.).
Il punto di frizione rispetto alle SS.UU. consiste nel fatto che il profitto del reato ex art. 2 del Dlgs. 74/2000 non è integrato da un accrescimento patrimoniale in favore dei rei, bensì da un risparmio di spesa che sembra non integrare gli estremi indicati da SS.UU. Massini per procedere alla confisca diretta.
16 ottobre 2026
Principio di solidarietà nella confisca per equivalente. La CEDU condanna l'Italia e, forse, apre un nuovo fronte sui reati tributari
Dopo le Sez. U, n. 13783 del 26/09/2024, dep. 2025, Massini, la CEDU è intervenuta sul tema della responsabilità solidale in materia di confisca per equivalente del profitto del reato.
Invero con la sentenza del 28 maggio 2026 (ricorsi n. 26187/14 e altri) "Petrignani e altri c. Italia", la prima sezione della Corte europea ha dichiarato la violazione dell'art. 7 della convenzione con riguardo alla prevedibilità di una sanzione basata sulla responsabilità solidale in capo ai concorrenti nel reato (Foreseeability of a penalty based on the principle of joint liability).
Infatti, la Corte ha osservato che tale forma di solidarietà non è espressamente prevista da alcuna disposizione di legge (in particolare i giudici di Strasburgo hanno scrutinato gli artt. 110 e 322 ter c.p., nonchè l'art. 2055 c.c.), né vi era, all'epoca delle condanne domestiche, una giurisprudenza consolidata al riguardo. I giudici sovranazionali hanno osservato che, per quanto vi fosse un arresto prevalente (a majority approach) che ammetteva la confisca di valore in forma solidale, l'orientamento contrario non era isolato nè recessivo (the divergence in case-law lasted for about 20 years).
La violazione del medesimo art. 7 della convenzione si apprezza anche per difetto di criteri in forza dei quali determinare l'importo confiscabile (the absence of clear and foreseeable criteria for the determination of the amounts to be confiscated).
La Corte internazionale ha poi riconosciuto la violazione dell'art. 1 del protocollo 1, giacchè, in conseguenza di quanto rilevato a proposito della non prevedibilità della confisca solidale, ex art. 7 della convenzione, può ritenersi che l'interferenza con il diritto di proprietà non avesse una sufficiente base legale (The Court sees no reason to reach a different conclusion under Article 1 of Protocol No. 1) E' stato poi ritenuto che la confisca per intero in capo al singolo concorrente violi la norma da ultimo citata anche in considerazione del principio di proporzionalità, che deve ricorrere tra il fine perseguito e l'interferenza col diritto di proprietà del singolo protetto dall'art. 1 protocollo n. 1. (sentenza CEDU al link).
Merita rilevarsi che due dei tre ricorsi scrutinati dalla Corte riguardavano reati tributari, per i quali invece la Corte di legittimità continua a ritenere, nonostante le SS.UU. Massini, applicabile il principio della confisca solidale, in considerazione della diversità strutturale del profitto e della sua destinazione nei reati tributari dichiarativi commessi nell'interesse di persone giuridiche. Infatti, argomenta la giurisprudenza di legittimità, siccome il profitto è conseguito dalla persona giuridica e si risolve in un risparmio di spesa, risulta -di norma -impossibile individuare la quota di arricchimento di ogni singolo concorrente e conseguentemente, ripartire, per ciascuno di essi il quantum del profitto confiscabile. Da ciò consegue che il quantum del profitto confiscabile non deve essere ripartito in parti uguali tra tutti i concorrenti, sicché il vincolo può essere posto indifferentemente nei confronti di uno o più degli autori della condotta criminosa, purché entro i limiti del profitto conseguito dall'ente, in conformità della lettera e della ratio dell'art. 12 bis del Dlgs. 74/2000 che esigono il completo recupero dell'importa evasa in sintonia con la funzione antielusiva di tutto il sistema penale tributario. Tale funzione sarebbe palesemente compromessa da ripartizioni tra correi che, nei casi come quello in esame, si tradurrebbero in una attenuazione artificiosa della responsabilità in conseguenza della commissione del reato tributario concorsuale (cfr. Cass. pen. sez. III, 28.10.2025 n. 6287 di cui ad un nostro precedente post).
E' infine opportuno segnalare che la Corte di cassazione ha pubblicato un abstract della sentenza CEDU che può essere utile soprattutto per una ricostruzione della giurisprudenza nazionale e sovranazionale pertinente. (abstract cassazione)
Ultima pubblicazione
Pene sostitutive di pene detentive brevi - Sentenza divenuta irrevocabile prima del 30 dicembre 2022 - Pena detentiva divenuta eseguibile a seguito della revoca della sospensione condizionale già concessa dal giudice della cognizione - Possibilità di chiedere l’applicazione di una pena sostitutiva - Esclusione - Ragioni.
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