Foro e Giurisprudenza
06 novembre 2026
Pene sostitutive di pene detentive brevi - Sentenza divenuta irrevocabile prima del 30 dicembre 2022 - Pena detentiva divenuta eseguibile a seguito della revoca della sospensione condizionale già concessa dal giudice della cognizione - Possibilità di chiedere l’applicazione di una pena sostitutiva - Esclusione - Ragioni.
05 novembre 2026
L'acquirente a non domino di un bene mobile registrato non può impugnare il sequestro, anche se in buona fede
Il Tribunale del riesame aveva annullato il sequestro di un'autovettura che terzi di buona fede avevano acquistato da un cliente di una compagnia di autonoleggio, che se ne era appropriato. Avverso l'ordinanza di annullamento aveva poi proposto ricorso per cassazione l'ufficio di Procura.
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza, così confermando il sequestro. All'uopo i giudici nomofilattici hanno rilevato che <<l'acquirente di un autoveicolo a non domino non ne acquista la proprietà mediante il possesso di buona fede, ancorché abbia trascritto il suo acquisto nel pubblico registro automobilistico, atteso che, escludendo l'art. 1156 cod. civ. l'applicazione delle disposizioni sull'acquisto in buona fede del possesso per i beni mobili iscritti in pubblici registri, l'acquisto di un tale bene, sebbene l'acquirente sia in buona fede, si opera solo con l'usucapione, restando la buona fede rilevante unicamente ai fini del termine dell'usucapione stessa (Cass. civ., Sez. 3, n. 294 del 13/01/1994, Rv. 484984 – 01; nel caso – diverso da quello in esame – in cui la situazione possessoria si sia verificata prima della registrazione del bene potrà valere, invece, la regola del “possesso vale titolo”, Cass. civ., Sez. 2, n. 16235 del 25/07/2011, Rv. 618704 - 01)>>.
Se ne ricava, ad avviso della Corte, che l'acquirente di buona fede, per quanto legittimato a proporre impugnazione avverso il provvedimento di sequestro, è carente di interesse, poichè, non essendo titolare di un diritto reale sul bene di provenienza delittuosa, egli non può ottenere la restituzione del veicolo.(sentenza al link)
04 novembre 2026
Nomina del difensore dell'ente in caso di rappresentante legale indagato.
Nel caso di specie la Corte ha interpretato la portata dell'art. 39 del. dl.vo 231/01, secondo cui l'ente partecipa al procedimento penale con il proprio rappresentante legale, salvo che questi sia imputato del reato da cui dipende l'illecito amministrativo.
Il ricorso di legittimità aveva censurato la dichiarazione di inammissibilità del riesame proposto dall'ente, sulla scorta della ritenuta inidoneità della dichiarazione di costituzione della società indagata. I giudici della cautela avevano rilevato che la costituzione era inidonea a garantire la difesa dell'ente, poichè intervenuta tramite un procuratore speciale nominato dall’assemblea dei soci, cui parteciparono in via totalitaria, il rappresentante legale della società indagata e quello, anch'egli indagato, della società socia di maggioranza dell'ente indagato.
La Corte ha ritenuto che la nomina del procuratore, operata di concerto tra i due indagati, non era minimamente in grado di presidiare l’imprescindibile alterità tra le posizioni dell’amministratore e dell’ente (ridotto a mero simulacro, totalmente ancillare rispetto alle attività dell’indagato) e pertanto non risulta rispettosa della nitida voluntas legis di cui all'art. 39 del d.l. 231/01.(sentenza al link)
Dalla suddetta alterità discende che il legale rappresentante, indagato o imputato del reato da cui dipende l’illecito amministrativo, non può provvedere, a causa di tale condizione di incompatibilità, alla nomina del difensore dell’ente, per il generale e assoluto divieto di rappresentanza posto dal comma 1 del citato art. 39. A tale incompatibilità, il rappresentante legale non potrebbe neppure, sic et simpliciter, rimediare tramite un procuratore speciale cui affidare il compito di nominare il difensore dell'ente; giacchè una simile translatio potestatis non è assolutamente in grado di assolvere la funzione sua propria di scissione degli interessi dell’ente collettivo da quelli dell’indagato, in quanto effettuata per perpetuare, e non per evitare, il controllo della società da parte di chi ne continuava a essere il legale rappresentante. Diversamente, ad avviso della Corte, adeguati modelli di organizzazione e gestione sono quelli che risolvono, a priori e in via generale, ogni rischio di indebite sovrapposizioni soggettive, prevedendo, a mero titolo esemplificativo, la nomina di un procuratore speciale da parte di un soggetto di garanzia, quale il presidente del tribunale o di un ordine professionale.
03 novembre 2026
L'avvocato non è disciplinarmente responsabile delle dichiarazioni del cliente ai fini del patrocinio a spese dello Stato
Il CNF ha precisato che <<le dichiarazioni rese nell’ambito della istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato sono autocertificazioni, sottoscritte dal cliente e semplicemente autenticate dall’avvocato, che non è tenuto, né potrebbe svolgere attività di controllo e verifica delle dichiarazioni sul reddito dichiarato dal cliente, non avendone né gli strumenti, né il potere, salvo quello di chiedere al cliente di dichiarare quali siano i suoi redditi effettivi (specie quando si tratti di clienti che producono il semplice certificato Isee e non siano obbligati ex lege alla presentazione della dichiarazione dei redditi), come invece potrebbe fare l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza nell’ambito delle procedure previste ex lege>>.(pronuncia al link)
02 novembre 2026
La prevalenza delle attenuanti sulla contestata recidiva incide sul calcolo della prescrizione ?
La Corte di legittimità ha escluso che la prevalenza delle circostanze attenuanti rispetto alla contestata recidiva incida ai fini del computo della prescrizione (sentenza al link)
In tal senso i giudici nomofilattici hanno precisato che <<la prevalenza delle circostanze attenuanti rispetto alla recidiva non incide sulla durata del termine di prescrizione in quanto la recidiva integra una circostanza aggravante ad effetto speciale (Sez. U, n. 20808 del 25/10/2018, dep. 2019, Schettino, Rv. 275319-01). Ai fini del computo del termine prescrizionale deve, infatti, aversi riguardo alla pena massima prevista per il reato, tenendo conto delle circostanze aggravanti ad effetto speciale, senza che assuma rilievo il giudizio di comparazione ex art. 69 cod. pen., espressamente reso irrilevante dall'art. 157, comma terzo, cod. pen. In tal senso si è di recente ribadito che la recidiva qualificata rileva ai fini della prescrizione anche quando sia stata ritenuta subvalente rispetto alle attenuanti riconosciute (Sez. 4, n. 39439 del 06/11/2025, De, Rv. 288869-01)>>.
30 ottobre 2026
Violenza sessuale di minore gravità ai danni di minore. L'ordine di esecuzione può essere sospeso ?
La Corte di legittimità, adita da un ricorso con cui si prospettava la sospendibilità dell'ordine di esecuzione per la carcerazione conseguente al reato di violenza sessuale di minore gravità ma commesso ai danni di soggetto minorenne (artt. 609- bis, primo e terzo comma, e 609-ter n. 5 cod. pen.), ha dato continuità all'insegnamento di legittimità secondo cui «i condannati per il reato di violenza sessuale aggravata di cui all'art. 609-ter cod. pen., pur quando sia stata riconosciuta la circostanza attenuante di cui all'art. 609-bis, ultimo comma, cod. pen., per poter beneficiare di misure alternative alla detenzione devono essere sottoposti all'osservazione scientifica della personalità, condotta collegialmente, per almeno un anno» (Sez. 1, n. 39985 del 09/04/2019, Marni, Rv. 277487 - 01; Sez. 1, n. 17889 del 28/04/2023, Giannini, non mass.) (sentenza al link)
La Corte ha precisato che <<l'esenzione secca dall'obbligo di preventiva osservazione annuale è riservata soltanto ai reati ex art. 609-bis cod. pen. con applicazione della circostanza attenuante di cui al terzo comma, per i quali non sia stata riconosciuta l'aggravante dell'art. 609-ter. Invece, i delitti in tal modo aggravati devono essere necessariamente trattati in sede esecutiva con le modalità indicate dall'art. 4-bis, commi 1-quater e 1 quinquies, non rilevando l'eventuale concessione di circostanze attenuanti (ivi compresa quella prevista dall'ultimo comma dell'art. 609-bis cod. pen.), poiché esse si riflettono soltanto sul quantum della pena, lasciando immutata la particolare struttura del reato, maggiormente offensivo perché commesso in una delle forme che l'ordinamento reputa portatrici di accentuato disvalore, elemento che richiede quelle particolari modalità di osservazione e trattamento del condannato previste nell'indicata disposizione (Sez. 1, Marni, citata)>>.
29 ottobre 2026
Recidiva reiterata come calcolare il termine necessario a prescrivere.
La Corte di legittimità ha precisato che <<la recidiva reiterata, in quanto circostanza a effetto speciale, incide sia sul calcolo del termine prescrizionale minimo del reato, ex art. 157, comma secondo, cod. pen., sia, in presenza di atti interruttivi, su quello del termine massimo, ex art. 161, comma secondo, cod. pen., senza che tale duplice valenza comporti violazione del principio del ne bis in idem sostanziale o dell'art. 4 del Protocollo n. 7 della CEDU, come interpretato dalla sentenza della Corte EDU del 10 febbraio 2009 nel caso Zolotoukhine c. Russia, nel cui ambito di tutela non rientra l'istituto della prescrizione (Sez. 4, n. 44610 del 21/09/2023, Bisiccè, Rv. 285267 - 01). Il Collegio intende dare continuità a tale orientamento, rilevando che la giurisprudenza richiamata dal ricorrente (Sez. 6, n. 47269 del 09/09/2015 Ud., Rv. 265518 — 01), risalente nel tempo, è stata argomentatamente superata dalla giurisprudenza successiva>>. (sentenza al link)
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Su questo blog, all'esito di una ricostruzione normativa, confortata anche dalla Suprema Corte, abbiamo sostenuto che l'ultratt...




