23 febbraio 2024

Lo specifico mandato a impugnare vale anche per le ordinanze

Nel caso di specie,  il difensore interponeva ricorso avverso un'ordinanza che dichiarava l'inammissibilità dell'appello. Il ricorso non risultava corredato da mandato ad impugnare, come richiesto dal novellato art. 581 cod.proc.pen.. 

Nondimeno, nella fattispecie scrutinata dalla corte poteva dubitarsi della necessità di tale mandato, posto che l'art. 581 1 comma quater richiede un mandato rilasciato dopo la sentenza. Tuttavia per la corte si tratta di un <<dubbio che deve essere agevolmente fugato, posto che l'intero art. 581 cod.proc.pen., nel disciplinare la proposizione delle impugnazioni, fa riferimento a tutti i provvedimenti suscettibili di appello o ricorso per cassazione, come si evince anche dal primo comma, lì dove si richiede l'indicazione del "provvedimento" impugnato. Quanto detto consente di ritenere che il successivo comma 1-quater, nel far riferimento al mandato ad impugnare rilasciato "dopo la pronuncia della sentenza" contiene una mera imprecisione formale, evidentemente richiamando la sola "sentenza", ma in concreto disciplinando l'impugnazione di qualsivoglia provvedimento ultimativo della fase di giudizio e, quindi, anche l'ordinanza che dichiari l'inammissibilità>>.(sentenza al link)


22 febbraio 2024

Maggior termine ad impugnare: non vale per l'appello cartolare

Con ordinanza n. 5193/24, la seconda sezione ha affermato il principio di diritto secondo cui il maggior termine accordato al difensore dell'assente, per impugnare il provvedimento oggetto di censura, NON si applica in caso di ricorso avverso una sentenza pronunciata all'esito di giudizio di appello camerale non partecipato. Infatti, la corte ha osservato che <<in tema di impugnazioni, nel caso in cui il giudizio di appello sia stato trattato con procedimento camerale non partecipato e non sia stata avanzata tempestiva istanza di partecipazione ex art. 598-bis, comma 2, cod. proc. pen., l'imputato appellante non può considerarsi "giudicato in assenza", in quanto, in tal caso, il processo è celebrato senza la fissazione di un'udienza alla quale abbia diritto di partecipare, sicché, ai fini della presentazione del ricorso per cassazione, lo stesso non potrà beneficiare dell'aumento di quindici giorni del termine per l'impugnazione previsto dall'art. 585, comma 1-bis, cod. proc. pen.>> (ordinanza al link)  

Invero, la corte aveva già precisato che <<il termine aggiuntivo di 15 giorni previsto dall'art. 585, comma 1-ter cod. proc. pen. si applica, esplicitamente, solo ed esclusivamente agli imputati dichiarati assenti secondo la previsione di cui agli artt. 420 e 420-bis cod. proc. pen....)>>(ordinanza al link)

In sintesi, a fronte di un appello cartolare, il difensore dell'imputato non godrà del maggior termine ad impugnare.

Tuttavia, val la pena notare che la sesta sezione implicitamente ha mostrato diverso avviso affermando che <<non sono previste particolari differenze ai fini della disciplina dell'assenza a seconda che il giudizio si svolga con un mero contraddittorio cartolare ex art. 598-bis cod. proc. pen. o con la partecipazione delle parti ex artt. 599 e 602 cod. proc. pen. Ai sensi dell'art. 598-ter, comma 1, cod. proc. pen., l'imputato appellante "non presente all'udienza di cui agli artt. 599 e 602 è giudicato in assenza anche fuori dei casi di cui all'art. 420 bis". Lo stesso avviene nel caso in cui si proceda con il c.d. rito cartolare, in camera di consiglio ai sensi dell'art. 598-bis cod. proc. pen., senza la partecipazione delle parti, ricavandosi tale assimilazione dalla disposizione di cui al comma 4 dell'art. 598-ter cit. che prevede la sospensione del processo per difetto delle condizioni per procedere in assenza sempre e solo nel caso di imputato non appellante>> (sentenza al link) 

La soluzione adottata dalla seconda sezione di legittimità suscita il dubbio che, non applicandosi il disposto del comma 1 bis dell'art. 585 "cada" anche la previsione di cui all'art. 581, comma 1-quater, cod. proc. pen., secondo cui ove si sia proceduto in assenza, il difensore può impugnare soltanto se munito di specifico mandato all'uopo conferitogli. La correlazione tra le due norme è invero pacificamente rivelata dalla relazione della Commissione di studio per la elaborazione di proposte di riforma del processo penale, istituita con d.m. 16/03/2021, secondo cui la previsione di uno specifico mandato ad impugnare <<è accompagnata dall'allungamento dei termini per impugnare a favore del difensore>>.


21 febbraio 2024

La parte civile NON deve eleggere domicilio per l'impugnazione


La quinta sezione della Corte di legittimità (rel. M. Brancaccio) ha precisato che, nonostante l'art. 581 1 co. ter c.p.p. preveda, a pena di inammissibilità, che le parti private e i loro difensori depositino, congiuntamente all'impugnazione, l'elezione o dichiarazione di domicilio ai fini della notifica del decreto di citazione a giudizio, tale regola non si applica nei confronti della parte civile, del responsabile civile e del soggetto civilmente obbligato per la pena pecuniaria. Infatti, tale adempimento risulterebbe inutile ed eccessivamente formalistico, posto che in ragione degli artt. 100, commi 1 e 5, e 154, comma 4, cod. proc. pen., le menzionate parti private hanno, ad ogni effetto di legge, domicilio presso il difensore, cui andranno rese le notifiche.    (sentenza al link) 

Si noti che la sentenza è giunta al suddetto dictum dopo avere richiamato i principi del fair trail stabiliti dall'art. 6 della Convenione EDU, come interpretati dalla Corte di Strasburgo. 

20 febbraio 2024

La "settima" ritiene il ricorso non manifestamente infondato e annulla la condanna

 

In questo blog abbiamo più volte formulato dubbi in ordine alla opinibilità del criterio che distingue la manifesta infondatezza (causa di inammissibilità della impugnazione) rispetto alla infondatezza (causa di rigetto). 

Ci pare che una recente pronuncia della settima sezione confermi tale tesi. 

A fronte di un ricorso per il quale l'addetto allo spoglio aveva  evidentemente creduto che il ricorso fosse manifestamente infondato, rimettendolo alla sezione stralcio, quest'ultima ha però ritenuto che <<il ricorso dell'imputato che si duole della violazione di legge, del vizio di motivazione e del travisamento della prova in ordine alla ritenuta sussistenza della circostanza aggravante di cui all'art. 625, n. 7 cod. pen. non è manifestamente infondato>>.(sentenza al link)

Divergenza di opinioni tra due consiglieri di cassazione da ascrivere alla mole di lavoro, oppure frutto di margini di differenza tra le due fattispecie di infondatezza assolutamente opiniabili?  

 

19 febbraio 2024

Il numero di detenuti in espiazione pena tra due e quattro anni continua a salire. Brutto segno.


A seguito della Relazione al Parlamento del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale ci eravamo occupati dell'aumento del numero dei detenuti, nonostante il sicuro successo delle misure alternative alla detenzione, ampiamente intese (post al link).  

A seguito della pubblicazione sul sito ministeriale della serie storica (2005-2023) dei detenuti per durata della pena inflitta, riteniamo opportuno tornare sull'argomento (statistica ministeriale al link).

Infatti alcuni dati meritano attenzione: anzitutto il numero complessivo dei ristretti in espiazione è significativamente in ascesa. Infatti a fronte di 36.676 detenuti in espiazione al 2005, a fine del 2023 il dato è pari a  a 44.174. 

Ma ciò che colpisce è l'andamento del numero di detenuti in esecuzione di pene detentive c.d. brevi. Se infatti il dato dei condannati in espiazione di pene fino ad un anno e due anni è diminuito rispetto al 2005, è anche vero che il trend di questi ultimi è in costante progressione dal 2020 (quando era pari a 2.128 persone), avendo raggiunto la rilevante cifra di 2.915 individui.

Ma soprattutto suscita degli interrogativi il quantum dei detenuti in espiazione di pene detentive tra due e tre anni, lievitato da 4.159, nel 2005, a 4.704, e quello inerente i detenuti in espiazione di pene tra tre e quattro anni, passato da 4.970, sempre nel 2005, a 4.987.

Dunque, nonostante l'ampliamento del catalogo di misure alternative latamente intese e di pene cui esse sono applicabili, le pene detentive brevi restano un aspetto assai significativo della esecuzione intramuraria

Forse, ci vorrebbe un'analisi approfondita del perchè i numeri del pianeta carcere, nonostante tutte le riforme, continuino a progredire, talora anche rispetto a condannati in espiazione di pene detentive brevi.     




 

16 febbraio 2024

Utilizzabilità delle intercettazioni in un altro procedimento: la quinta penale rimette nuovamente la questione alle sezioni unite

 



La quinta sezione penale della corte di cassazione, con l’ordinanza al link, ha rimesso alla decisione delle sezioni unite il seguente quesito di diritto:

se la disciplina del regime di utilizzabilità dei risultati delle intercettazioni in procedimenti diversi, di cui all'art. 270, comma 1, cod. proc. pen. - nel testo introdotto dall'art. 2 del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 161, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 7 e anteriore al decreto-legge 10 agosto 2023, n. 105, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 pttobre 2023, n. 137 - operi nel caso in cui il procedimento nel quale sono state compiute le intercettazioni e il procedimento diverso siano stati iscritti successivamente al 31 agosto 2020 ovvero nel caso in cui solo quest'ultimo sia stato iscritto dopo tale data. 

15 febbraio 2024

Quando la motivazione è complessa, anche la cassazione può ritardare il deposito della motivazione

 




La Seconda Sezione penale ha affermato che il rinvio alle disposizioni concernenti le decisioni di primo grado, contenuto nell’art. 617, comma 1, cod. proc. pen., rende applicabile la previsione di cui all’art. 544, comma 3, cod. proc. pen. anche alle sentenze della Corte di cassazione, nel caso in cui la motivazione risulti, in ragione del numero delle parti e/o del numero e della gravità delle imputazioni, “di particolare complessità”, sicché è legittimo fissare un termine per il deposito in misura superiore a giorni trenta, fino a un massimo di giorni novanta. (In motivazione, la Corte, avendo affermato il principio in una pronunzia di annullamento con rinvio della decisione oggetto di impugnativa, ha aggiunto che la questione assume concreta rilevanza a seguito dell’introduzione della previsione di cui all’art. 344-bis, comma 8, cod. proc. pen.).

Scarica la sentenza cass. pen., sez. II, n. 3129/2024 al link  

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