28 ottobre 2026

Successiva applicazione, nell’ambito di distinti procedimenti estradizionali, di più misure cautelari per fatti connessi - Retrodatazione dei termini della custodia cautelare ai sensi dell’art. 297, comma 3, cod. proc. pen. - Esclusione - Ragioni.

 




La Sesta Sezione penale, in tema di estradizione per l’estero, ha affermato che, nel caso in cui all’estradando siano applicate, nell’ambito di distinti procedimenti estradizionali, più misure cautelari in relazione a fatti diversi ma connessi, non trova applicazione la disciplina dettata in tema di retrodatazione dall’art. 297, comma 3, cod. proc. pen., in quanto incompatibile con quella dettata dall’art. 714, comma 4, cod. proc. pen., che impone di calcolare i termini di durata delle misure cautelari adottate in un procedimento estradizionale in funzione della singola domanda di estradizione e del relativo procedimento di consegna.

27 ottobre 2026

CASO ENI-NIGERIA E DOVERE DI DEPOSITO DEGLI ATTI DA PARTE DEL PM - LA SENTENZA 34812/2026 DELLA CORTE DI CASSAZIONE

 






- Rifiuto di atti d’ufficio - Pubblico ministero - Doverosità dell’atto - Necessità - Atti di procedura non contemplati da protocolli obbligati - Discrezionalità valutativa - Rilevanza - Esclusione.

- Rifiuto di atti d'ufficio - Doverosità dell’atto - Necessità - Acquisizione automatica in dibattimento di attività integrativa di indagine compiuta da altro pubblico ministero dello stesso ufficio - Esclusione - Fattispecie.

- Rifiuto di atti d'ufficio - Pubblico ministero - Omesso compimento di accertamenti a favore della persona sottoposta alle indagini - Art. 358 cod. proc. pen. - Funzione e ambito applicativo - Configurabilità del reato - Esclusione - Fattispecie.

L’esito in sintesi

La Sesta Sezione penale, in tema di delitti contro la pubblica amministrazione, ha affermato che:

* ai fini della configurabilità del delitto di rifiuto di atti d'ufficio in capo al pubblico ministero, l'atto da compiere senza ritardo per ragioni di giustizia è soltanto quello doveroso, ossia obbligato quantomeno nella sua emanazione, sicché non assumono rilievo gli atti di procedura non contemplati da protocolli obbligati, i quali, pur apparendo necessari in ragione del progressivo sviluppo del procedimento e del perseguimento degli scopi conoscitivi del processo penale, restano discrezionali quanto alla scelta del loro compimento, prevedendo di regola la legge, in relazione ad essi, non invalidità processuali, ma forme di controllo attinenti all'efficienza e alla funzionalità dell'indagine, alla legalità della condotta del pubblico ministero e alle sue responsabilità;

* non costituisce atto da compiere senza ritardo per ragioni di giustizia, ai sensi dell'art. 328, comma primo, cod. pen., l'acquisizione e il conseguente deposito della documentazione che altro pubblico ministero, ancorché appartenente al medesimo ufficio e titolare di un procedimento collegato, abbia trasmesso a quello procedente, in quanto tale documentazione assume natura di attività integrativa di indagine, ai sensi dell'art. 430 cod. proc. pen., solo per effetto di un atto discrezionale di recepimento da parte di quest'ultimo, unico legittimato a compiere tale attività, previa autonoma valutazione della sua rilevanza, pertinenza, genuinità e congruenza rispetto all'imputazione. (Fattispecie relativa a documentazione trasmessa ai pubblici ministeri titolari di un processo in fase dibattimentale da altro pubblico ministero del medesimo ufficio, nella quale la Corte ha escluso la configurabilità del delitto di cui all'art. 328, comma primo, cod. pen., precisando che l'invio degli atti costituiva una mera segnalazione, inidonea a determinare un obbligo di recepimento e di deposito degli stessi);

* la regola di condotta posta dall'art. 358 cod. proc. pen., che impone al pubblico ministero di svolgere accertamenti anche su fatti e circostanze favorevoli alla persona sottoposta alle indagini, è funzionale alla completezza delle indagini preliminari e al corretto esercizio dell'azione penale, opera esclusivamente in tale fase del procedimento e implica valutazioni di merito riservate al magistrato procedente, non vincolato dalle sollecitazioni della difesa, sicché la sua violazione, pur potendo assumere rilievo sul piano civile, disciplinare o penale, nel rispetto tuttavia, della tipicità delle fattispecie, non integra di per sé il delitto di rifiuto di atti d'ufficio. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso che dagli artt. 358 e 430 cod. proc. pen. potesse desumersi a carico dei pubblici ministeri titolari di un processo in fase dibattimentale un obbligo, penalmente rilevante ai sensi dell'art. 328, comma primo, cod. pen., di acquisire e depositare la documentazione loro trasmessa da altro magistrato del medesimo ufficio).


Approfondimento (AI)

CASSAZIONE PENALE, SEZ. VI, SENTENZA N. 952/2026
Unità, Discrezionalità del Pubblico Ministero e Limiti dell'Art. 328 C.P. nel 'Caso Eni Nigeria'


1. Inquadramento Sistematico e Fatti di Causa

Con la sentenza n. 952 del 18 giugno 2026 (depositata il 29 settembre 2026), la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha scritto un capitolo fondamentale in tema di limiti della giurisdizione penale, tipicità del reato di rifiuto di atti d'ufficio (art. 328, comma 1, c.p.) e discrezionalità del Pubblico Ministero. La pronuncia giunge all'esito del procedimento a carico dei magistrati della Procura di Milano Fabio De Pasquale e Sergio Maria Spadaro, condannati nei gradi di merito per il reato di omissione o rifiuto di atti d'ufficio in relazione alla gestione del dibattimento del c.d. processo 'Eni Nigeria'.

L'accusa mossa ai due magistrati riguardava il presunto indebito rifiuto di depositare nella segreteria del P.M., a disposizione delle difese, una serie di documenti e chat trasmessi da un collega dello stesso ufficio (il dott. Paolo Storari), titolare del procedimento collegato c.d. 'Eni Complotto'. Tali atti (tra cui annotazioni della Guardia di Finanza e chat estrapolate dal telefono di Vincenzo Armanna, principale dichiarante nel processo Eni Nigeria) avrebbero dovuto, secondo l'ipotesi accusatoria, essere immediatamente riversati nel dibattimento per consentire alle parti di valutare l'attendibilità del dichiarante.

2. I Punti Chiave della Decisione della Suprema Corte

La Suprema Corte ha ribaltato le decisioni di merito, annullando senza rinvio la sentenza impugnata perché 'il fatto non sussiste' e revocando le statuizioni civili. I pilastri argomentativi della pronuncia si articolano sui seguenti punti nodali:

• Insussistenza della doverosità dell'atto: La fattispecie di cui all'art. 328, comma 1, c.p. richiede che l'atto omesso sia 'dovuto' e 'indifferibile', inserito in protocolli vincolati e non rimesso a scelte discrezionali. L'attività integrativa di indagine (art. 430 c.p.p.) è per definizione incoercibile, incomprimibile e rimessa all'autonomia e alla responsabilità del magistrato titolare del procedimento.

• Ruolo e autonomia del Pubblico Ministero procedente: Il P.M. titolare del processo non può essere ridotto a un 'mero recettore passivo' o a un esecutore di impulsi investigativi provenienti da magistrati di procedimenti diversi (seppur collegati). La ricezione di atti da fonti esogene impone un autonomo vaglio di pertinenza, rilevanza e legalità.

• Il coordinamento interno e l'assenza di dolo: Lungi dall'agire in una logica di occultamento, i ricorrenti avevano tempestivamente informato con nota scritta del 5 marzo 2021 sia il Procuratore della Repubblica (dott. Francesco Greco) che il Procuratore Aggiunto (dott.ssa Laura Pedio, contitolare di Eni Complotto), i quali condivisero la valutazione di non procedere all'acquisizione. Il coinvolgimento dei vertici esclude radicalmente il dolo e la configurabilità di un rifiuto arbitrario.

• Limiti legali e divieto di acquisizione automatica delle chat: La Corte ha evidenziato che la copia forense del telefono di Armanna conteneva dati la cui estrazione e divulgazione erano state ritenute illegittime dal G.I.P. e confermate dalla stessa Cassazione (sez. VI, n. 22795/2022) nel procedimento a quo ('Eni Complotto'), in applicazione dei principi sul sequestro probatorio e sulla tutela dei dati estranei all'oggetto dell'accertamento. Dunque, l'acquisizione di quelle chat nel processo Eni Nigeria sarebbe stata contra legem.

3. Schemi Pratici e Sintetici

Di seguito si propongono tre schemi riassuntivi utili all'operatore del diritto per inquadrare i confini dogmatici e pratici tracciati dalla sentenza in esame.

Schema 1: Impostazione Accusatoria vs Argomentazione della Suprema Corte

Profilo d'Analisi

Tesi Accusatoria / Corti di Merito vs Posizione della Cassazione

Natura dell'atto (Art. 430 c.p.p.)

Accusa: Atto dovuto e vincolato, finalizzato alla parità delle armi.
Cassazione: Atto discrezionale, incoercibile, rimesso alla responsabilità del P.M. titolare.

Ruolo del P.M. di udienza

Accusa: Obbligo di riversare automaticamente nel dibattimento ogni atto trasmesso da colleghi.
Cassazione: Autonomo potere di discernimento, pertinenza e valutazione critica.

Sussistenza dell'art. 328 c.p.

Accusa: Rifiuto indebito integrato dall'omesso deposito di atti utili alla difesa.
Cassazione: Insussistenza del reato per difetto di tipicità, assenza di rifiuto e condivisione con i vertici dell'Ufficio.


Schema 2: Funzione e Limiti degli Artt. 358 e 430 c.p.p. nel Sistema

Norma di Riferimento

Interpretazione e Limiti Sistematici (Cass. n. 952/2026)

Art. 358 c.p.p.
(Attività di indagine a favore)

Funzionale alla completezza delle indagini preliminari e al corretto esercizio dell'azione penale (art. 112 Cost.), non attiene direttamente al principio di parità delle parti in dibattimento né impone obblighi slegati dalla discrezionalità investigativa.

Art. 430 c.p.p.
(Attività integrativa dibattimentale)

Attribuisce al P.M. la facoltà (e non l'obbligo) di compiere atti integrativi dopo il decreto che dispone il giudizio. L'obbligo di deposito (comma 2) sorge solo ed esclusivamente se il P.M. decide discrezionalmente di compiere l'attività.


Schema 3: Responsabilità Civile dei Magistrati e Legittimazione Passiva (L. n. 117/1988)

Tipologia di Illecito Civile

Regime Giuridico e Soggetto Legittimato Passivo

Illecito civile ordinario
(Dolo / Colpa grave / Diniego di giustizia)

Artt. 2 e 4 L. 117/1988: Legittimazione passiva esclusiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, esperibili solo dopo l'esaurimento dei mezzi di impugnazione ordinari.

Danno derivante da reato
commesso dal magistrato nell'esercizio delle funzioni

Art. 13 L. 117/1988: L'azione è regolata dalle norme ordinarie (art. 2049 c.c.). Legittimazione passiva del Ministero della Giustizia (datore di lavoro) e non della Presidenza del Consiglio dei Ministri.


4. I Profili Civili: Il Difetto di Legittimazione della Presidenza del Consiglio

Un ulteriore profilo di assoluto rilievo affrontato dalla Suprema Corte riguarda il ricorso proposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in qualità di responsabile civile. La Corte ha accolto l'eccezione difensiva, dichiarando il difetto di legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio.

I giudici di legittimità hanno chiarito il sistema dei rapporti tra la legge n. 117 del 1988 e le norme codicistiche ordinarie:

• Ambito dell'art. 4 L. 117/1988: L'art. 4 della legge n. 117/1988 (che prevede la legittimazione esclusiva della Presidenza del Consiglio) si applica esclusivamente ai casi di illecito civile aquiliano derivante da dolo, colpa grave o diniego di giustizia nell'esercizio delle funzioni, nei quali non sia configurabile un reato.

• Ambito dell'art. 13 L. 117/1988: L'art. 13 della medesima legge stabilisce che, qualora il danno derivi da un fatto costituente reato commesso dal magistrato, l'azione risarcitoria è regolata dalle norme ordinarie. Di conseguenza, trovando applicazione l'art. 2049 c.c., il soggetto passivo legittimato come responsabile civile è il Ministero della Giustizia (in qualità di datore di lavoro), e non la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

5. Conclusioni e Massima della Sentenza

La sentenza in esame rappresenta un argine rigoroso contro derive di stampo inquisitorio o sanzionatorio penale fondate su interpretazioni analogiche o estensive del reato di rifiuto di atti d'ufficio. La Cassazione riafferma con forza che la violazione di doveri di lealtà o correttezza istituzionale non integra automaticamente una fattispecie delittuosa in assenza della tipicità oggettiva e soggettiva richiesta dall'art. 328 c.p.

MASSIMA GIURIDICA:
«Non integra il delitto di rifiuto di atti d'ufficio (art. 328, comma 1, c.p.) la condotta del Pubblico Ministero che, nel corso del dibattimento, decida discrezionalmente — in conformità ai vertici dell'Ufficio e nel rispetto dei limiti sul sequestro probatorio — di non acquisire né depositare documentazione o chat provenienti da un procedimento collegato, trattandosi di attività integrativa di indagine incoercibile e rimessa all'autonoma valutazione di pertinenza e rilevanza del titolare del procedimento.»



26 ottobre 2026

Giudizio di legittimità - Reato procedibile di ufficio - Istanza di accesso ad un programma di giustizia riparativa - Possibilità di sospendere il processo o di rinviare l’udienza in attesa della decisione sull’istanza - Esclusione.





La Seconda Sezione penale, in tema di giudizio di legittimità, ha affermato che la richiesta di accesso ad un programma di giustizia riparativa presentata dall’imputato di un reato procedibile di ufficio, finalizzata ad ottenere il riconoscimento della circostanza attenuante di cui all'art. 62, comma primo, n. 6, ultima parte, cod. pen., o comunque ad incidere sul trattamento sanzionatorio, oltre a non comportare la sospensione del processo, non legittima l'accoglimento di richieste di rinvio finalizzate ad attenderne l'esito.

23 ottobre 2026

Lieve entità – Causa ostativa introdotta dal d.l. n. 23 del 2026 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 54 del 2026 – Abitualità della condotta – Nozione – Distinzione dalla non occasionalità.

 



Le Sesta Sezione penale ha affermato che, in tema di stupefacenti, la nozione di abitualità della condotta prevista dall’art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, come modificato dal d.l. 24 febbraio 2026, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2026, n. 54, quale causa ostativa al riconoscimento della lieve entità del fatto, postula una serialità delle condotte tale da evidenziare una stabile propensione all'attività criminosa e si colloca su un piano distinto dalla non occasionalità, che presuppone una condotta non meramente episodica, pur senza raggiungere quel grado di reiterazione e stabilità che connota l'abitualità.




22 ottobre 2026

Tentativo punibile anche prima che ne sia iniziata l'esecuzione

La Sez. 2 della Corte di cassazione con la sentenza num. 34564/2026  ha affermato che <<il tentativo è punibile non solo quando l'esecuzione è compiuta, ma anche quando l'agente ha compiuto uno o più atti, non necessariamente esecutivi (si pensi a quanto ... evidenziato con riguardo alla predisposizione di mezzi ed al riparto dei ruoli tra i soggetti agenti in procinto di agire) che indichino, in modo inequivoco, la sua volontà di voler compiere un determinato delitto; ovvero, in tutti quei casi in cui l'agente abbia approntato e completato il suo piano criminoso in ogni dettaglio ed abbia iniziato ad attuarlo (ultima riunione “operativa” nel corso della quale i soggetti già indossavano i capi di abbigliamento necessari per il loro camuffamento in occasione dell’azione), pur non essendo ancora arrivato alla fase esecutiva vera e propria>> (sentenza al link).

Tuttavia secondo altro indirizzo, «gli atti diretti in modo non equivoco a commettere un reato possono essere esclusivamente gli atti esecutivi, ossia gli atti tipici, corrispondenti, anche solo in minima parte, come inizio di esecuzione, alla descrizione legale di una fattispecie delittuosa a forma libera o vincolata, in quanto l'univocità degli atti indica non un parametro probatorio, ma un criterio di essenza e una caratteristica oggettiva della condotta, non essendo dunque punibili, a titolo di tentativo, i meri atti preparatori» (ex ceteris: Sez. 3, n. 15656 del 02/02/2022, Rocca, Rv. 283045-01)

21 ottobre 2026

Persona offesa di delitto di violenza domestica - Notifica del decreto di citazione a giudizio presso il domicilio dichiarato in denuncia - Mancata conoscenza del processo a causa dell’intervenuto collocamento in casa rifugio ad indirizzo segreto - Causa di forza maggiore - Configurabilità - Restituzione nel termine per la costituzione di parte civile - Necessità.

 





L’esito in sintesi

La Sesta Sezione penale, in tema di termini processuali, ha affermato che la persona offesa di un delitto di violenza domestica deve essere restituita nel termine per la costituzione di parte civile, ai sensi dell’art. 175, comma 1, cod. proc. pen., nel caso in cui, pur se il decreto di citazione a giudizio sia stato ritualmente notificato presso il domicilio dichiarato in sede di denuncia, non abbia avuto conoscenza del processo per causa di forza maggiore dovuta al collocamento in una casa rifugio ad indirizzo segreto, con imposizione di regole di isolamento a tutela della sua incolumità.

20 ottobre 2026

Come qualificare lo screenshot di un messaggio whatsapp ? di Laura Platino*

 

 

La sesta sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n 32437 del 31.08.2026, si è soffermata in ordine alla rilevanza probatoria degli screenshot di whatsapp.

La Corte, nel rigettare la doglianza difensiva, ha escluso che rilevino le disposizioni del codice dell'amministrazione digitale, volte ad assicurare protezione all’integrità del dato informatico, atteso che lo screenshot <<altro non è che la “fotografia", la rappresentazione, di quanto raffigurato sul display del dispositivo utilizzato per lo scambio di messaggi, qualificabile come documento>>.

La pronuncia ha altresì precisato che, anche laddove il documento “screenshot” venga qualificato come corrispondenza, non può trovare applicazione il disposto di cui all’art. 254 c.p.p., con la conseguenza che non è richiesto alcun provvedimento di sequestro emesso dall’Autorità Giudiziaria per acquisire quanto fornito da uno dei partecipanti alla conversazione. Invero, lo screenshot rappresenta <<una conversazione a cui lo stesso conversante ha partecipato e si tratta di corrispondenza non più in itinere, ma ormai pervenuta sul dispositivo del destinatario>>.

 

* Avvocato del Foro di Palermo, ha svolto attività di tutorato presso l' Università di Giurisprudenza di Palermo.  

Ultima pubblicazione

Successiva applicazione, nell’ambito di distinti procedimenti estradizionali, di più misure cautelari per fatti connessi - Retrodatazione dei termini della custodia cautelare ai sensi dell’art. 297, comma 3, cod. proc. pen. - Esclusione - Ragioni.

  La Sesta Sezione penale, in tema di estradizione per l’estero, ha affermato che, nel caso in cui all’estradando siano applicate, nell’ambi...

I più letti di sempre