14 giugno 2024

Delitto di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente – Configurabilità nel caso di concorso pubblico per la designazione di un dirigente sanitario – Esclusione – Ragioni.

 



La Sesta Sezione penale, in tema di reati contro la pubblica amministrazione, ha affermato che non è configurabile il delitto di turbata libertà di scelta del contraente, di cui all’art. 353-bis cod. pen., nel caso di procedura di concorso pubblico per la designazione di un dirigente sanitario, non essendo sufficiente, a tal fine, il richiamo all’esistenza di una procedura di valutazione comparativa finalizzata alla designazione dello stesso, atteso che, in tal caso, la scelta non ha riguardo all’individuazione di un “contraente” per cessione di beni o all’affidamento all’esterno dell’esecuzione di un’opera o della gestione di un servizio.



13 giugno 2024

Patteggiamento cd. allargato – Disposto di cui all’art. 444, comma 1, cod. proc. pen., novellato dall’art. 25, comma 1, lett. a), n. 1, d.lgs. n. 150 del 2022 – Accordo tra le parti per escludere pene accessorie obbligatorie – Legittimità

 



La Quinta Sezione penale, in tema di patteggiamento cd. “allargato”, ha affermato che, a seguito della modifica dell’art. 444, comma 1, cod. proc. pen., introdotta dall’art. 25, comma 1, lett. a), n. 1, d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150, rientra nel potere negoziale delle parti anche l’esclusione di pene accessorie obbligatorie.

12 giugno 2024

La richiesta di trattazione orale contenuta nell'atto di impugnazione NON è valida

La Corte di appello di Lecce, sezione di staccata di Taranto, ha proceduto alla trattazione cartolare del giudizio di impugnazione, ritenendo inammissibile la richiesta di discussione orale contenuta nell'atto di appello.

A fronte di ciò la difesa ha dispiegato ricorso per cassazione, rilevando che non ricorre alcuna previsione di inammissibilità dell'istanza di trattazione orale proposta in seno all'atto di impugnazione e che, pur volendo ammettere che la modalità di presentazione utilizzata non fosse aderente al dettato normativo,  s'imporrebbe una lettura costituzionalmente orientata della normativa in parola che comporterebbe l'accoglimento dell'istanza. 

I Giudici di legittimità,  dopo aver riportato il dato normativo ex art. 23-bis, d.l. 137/2020, conv. in I. 176/2020 (Disposizioni per la decisione dei giudizi penali di appello nel periodo di emergenza epidemiologica da COVID-19), hanno ritenuto che il termine perentorio di quindici giorni liberi prima dell'udienza impone che l'istanza possa essere presentata SOLTANTO a seguito della fissazione dell'udienza e quindi <<non può ritenersi validamente presentata una istanza di trattazione orale contenuta nell'atto di impugnazione>>. Peraltro la domanda di trattazione orale <<deve essere presentata ... per via telematica all'indirizzo di posta elettronica certificata risultante da pubblici elenchi della corte d'appello>>. 

Pertanto, la Corte di Cassazione, pur condividendo l'argomentazione difensiva secondo cui non è prevista alcuna causa di inammissibilità della domanda di trattazione orale formulata con l'atto di appello, hanno escluso che ricorresse alcuna nullità della sentenza, poichè tale istanza non era stata validamente formulata. Non si rinviene alcuna risposta alla deduzione difensiva secondo cui una lettura costituzionalmente orientata della normativa avrebbe dovuto condurre a ritenere legittima la richiesta di discussione orale inserita nell'atto di appello.(sentenza al link) 

11 giugno 2024

MODIFICA PROGRAMMA MAP SENZA CONSENSO IMPUTATO: NULLITà


A fronte del mutamento del programma di trattamento per la MAP, (nel caso di specie degli aspetti risarcitori in favore della p.o.), ad opera del giudice, senza avere previamente accertato il consenso dell'accusato, si verifica una nullità generale a regime intermedio, ex art. 178, lett. c) (sentenza al link) 

10 giugno 2024

RASSEGNA DELLE PRONUNCE DELLA CORTE COSTITUZIONALE IN MATERIA PENALE (Marzo 2024)

 




Rassegna delle pronunce della Corte costituzionale in materia penale (Marzo 2024)


 

Rel. n. 16/2024 (al link)

SOMMARIO

 

  1. Mancata previsione dell’avviso alla persona sottoposta alle indagini della Richiesta di archiviazione per intervenuta prescrizione del reato: non fondate, nei sensi di cui in motivazione, le questioni di legittimità costituzionale,  sollevate in riferimento agli artt. artt. 3, 24, comma secondo, 111, commi secondo e terzo, Cost., dell’art. 411, comma 1-bis, cod. proc. pen.
  2. Riparazione del danno cagionato da reato: illegittimità costituzionale, in riferimento all’art. 3 Cost., dell’art. 35 del d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 nella parte in cui prevede che l’imputato possa procedere alla riparazione del  danno cagionato dal reato solo prima dell’udienza di comparizione, anziché entro la dichiarazione di apertura del dibattimento.
  3. Reato di appropriazione indebita: illegittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 27 Cost., dell’art. 646, comma primo, cod. pen. nella parte in cui prevede la pena della resclusione «da due a cinque anni» anziché «fino a cinque anni».
  4. Misure a tutela del decoro di particolari luoghi: inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento all’art. 16 Cost., degli artt. 9, comma 1, e 10, comma 1, del d.l. 20 febbraio 2017, n. 14,  convertito, con modificazioni, nella l. 18 aprile 2017, n. 48; infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale, sollevate in riferimento agli artt. 3, 16 e 117, primo comma, Cost., quest’ultimo in relazione all’art. 2 del Protocollo n. 4 alla CEDU, dell’art. 10, comma 2, del d.l. n. 14 del 2017, come convertito; infondatezza della questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento all’art. 3 Cost., dell’art. 9, comma 1, del d.l. n. 14 del  2017, come convertito.
  5. Omessa previsione del potere del giudice di pronunciare sentenza di non doversi procedere nel caso di morte di un congiunto cagionata per colpa dell’agente: non fondate le questioni di legittimità costituzionale, sollevate in  riferimento agli artt. artt. 3, 13 e 27, comma terzo, Cost., dell’art. 529 cod. proc. pen. 2
  6. Reddito di cittadinanza: inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento agli artt. 2 e 27 Cost., degli artt. 3, comma 11, e 7, commi 1 e 2, del d.l. 28 gennaio 2019, n. 4; infondatezza delle  questioni di legittimità costituzionale, sollevate in riferimento all’art. 25 e all’art. 3 Cost., dei medesimi articoli

07 giugno 2024

La MAP non è (più) consentita per lo spaccio di lieve entità. Sollevata q.l.c. degli art. 168 bis c.p. e 550 cpp


La riforma del 2023 (D.L. 123/23, convertito in legge dalla L.159/23) ha innalzato la pena prevista per la fattispecie di lieve entità di cui all'art. 73 5 co. DPR 309/90 da 4 a 5 anni. Orbene, l'art. 168 bis c.p. consente di applicare la messa alla prova soltanto ai reati puniti con una pena non superiore nel massimo ad anni 4 e a quelli per i quali il Pubblico Ministero può esercitare l'azione penale con decreto di citazione diretta a giudizio ex art. 550 c.p.p.. Tuttavia la richiamata fattispecie delittuosa non rientra (ormai) in nessuna delle due ipotesi

Il Tribunale di Padova dubita della legittimità costituzionale di tale previsione. Invero l'Autorità giudiziaria veneta ritiene che l'attuale disciplina violi il principio di uguaglianza e ragionevolezza, ex art. 3 Cost., nonché il finalismo rieducativo della pena, ex art. 27 Cost..

Al riguardo nell'ordinanza di remissione si richiama - quale tertium comparationis- la fattispecie di istigazione all'uso illecito di sostanze stupefacenti, che, sebbene a mente dell'art. 82 1 comma del medesimo DPR, sia punita con una pena più severa di quella prevista per le condotte illecite cui all'art. 73 5 co., è stata esplicitamente inserita nel catalogo dei reati per i quali l'azione penale è esercitabili nelle forme dell'art. 550 c.p.p., di talché per essa è possibile accedere alla MAP. 

L'esclusione dalla MAP comprometterebbe poi le possibilità dell'accusato di riparare alla propria condotta, riducendo il pericolo di reiterazione dell'illecito e reinserendo l'imputato nel consesso sociale.  

A fronte di ciò, il Tribunale ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 168 bis c.p., 550 c.p.p. e 73 5 co. DPR 309/90 per violazione degli artt. 3 e 27 Cost., sebbene l'unica norma di fatto oggetto di censura sia l'art. 550 c.p.p. nella parte in cui non prevede anche l'ipotesi di lieve entità ex art. 73 DPR 309/90 tra i delitti per i quali sia esercitabile l'azione penale con il decreto di citazione diretta a giudizio.(ordinanza al link)

    

05 giugno 2024

Revisione del patteggiamento: le nuove prove devono essere tali da comportare il proscioglimento 129 c.p.p.


 

La Corte di cassazione è tornata a pronunciarsi sulla revisione della sentenza di patteggiamento, ribadendo che <<la revisione della sentenza di patteggiamento, che sia stata richiesta per la sopravvenienza o la scoperta di nuove prove, comporta una valutazione di queste ultime alla luce della regola di giudizio posta per il rito alternativo, con la conseguenza che le stesse devono consistere in elementi tali da dimostrare la sussistenza di cause di proscioglimento dell'interessato secondo il parametro di giudizio dell'art. 129 cod. proc. pen., sì come applicabile nel patteggiamento (cfr., in tal senso, tra le tante, Sez. 6, n. 5238 del 29/01/2018, Notarangelo, Rv. 272129 - 01; Sez. 6, n. 10299 del 13/12/2013 (dep. 04/03/2014), K. Rv. 258997 - 01, ; Sez. 4, n. 26000 del 05/03/2013, Paoli, Rv. 255890 - 01)>>.    (sentenza al link)

04 giugno 2024

In sede di opposizione alla revoca del gratuito patrocinio in un affare penale si applicano le norme del cpp.


A fronte della mancata comparizione dell'interessato nel giudizio di opposizione ex art. 99 DPR 115/2002, instaurato a seguito della revoca del beneficio del patrocinio a spese dello Stato in un giudizio di prevenzione, il Tribunale aveva dichiarato la cancellazione della causa dal ruolo e l'estinzione del giudizio,ai sensi dell'art. 181 cod.proc.civ.

Nondimeno, interposto ricorso per cassazione, i giudici di legittimità hanno annullato il decreto del Tribunale, precisando che al giudizio instaurato ex art. 99 DPR cit., se la revoca del gratuito patrocinio riguarda un affare penale, si applicano le norme del codice di procedura penale. 

(sentenza al link) 

03 giugno 2024

Signoria di fatto e responsabilità colposa: condizioni e limiti

 





In materia di cooperazione nel delitto di omicidio colposo (evento riguardante la violazione di norme di in sicurezza in condominio), la sentenza (al link) ha statuito che la responsabilità colposa può originare da una situazione di signoria di fatto, ma occorre la prova che l'agente abbia assunto la gestione del rischio 


01 giugno 2024

31 maggio 2024

Overtime per l'impugnazione dell'assente: la giurisprudenza di merito alla prova (non superata!) delle novità Cartabia. La Cassazione pone rimedio all'errore

 




Il Tribunale di Palermo, con sentenza emessa in data 7 febbraio 2023, ha dichiarato l'imputato colpevole dei reati a lui ascritti, ritenuti avvinti dalla continuazione, e lo ha condannato alla pena sospesa di un anno e tre mesi di reclusione ed euro 200,00 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali. 

Con la sentenza impugnata la Corte di appello di Palermo ha dichiarato inammissibile per tardività l'appello proposto dall'imputato avverso la sentenza emessa dal Tribunale di Palermo, di cui ha ordinato l'esecuzione.

Presentato ricorso avverso tale sentenza è stata dedotta inosservanza dell'art. 585, comma 1-bis, cod. proc. pen. 

La Corte di appello aveva erroneamente ritenuto l'appello tardivo, in quanto era stato presentato oltre il termine di quindici giorni dal deposito della sentenza impugnata; essendo, infatti, la stessa stata emessa con motivazione contestuale in data 7 febbraio 2023, il termine decorreva dalla lettura del provvedimento per tutte le parti che sono o devono considerarsi presenti in giudizio, secondo quanto disposto dall'art. 585, comma 2, lett. b), cod. proc. pen. 

L'appello depositato telematicamente in data 3 marzo 2023 era stato ritenuto inammissibile, essendo il termine per impugnare integralmente decorso in data 22 febbraio 2023. 

Tuttavia, il ricorrente deduce che l'art. 585, comma 1-bis, cod. proc. pen., introdotto dall'art. 33, comma 1, lett. f), del d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 (c.d. Riforma Cartabia) e in vigore dal 30 dicembre 2022, sancisce che «[i] termini previsti dal comma 1 sono aumentati di quindici giorni per l'impugnazione del difensore dell'imputato giudicato in assenza». Posto, pertanto, che l'imputtao è stato giudicato in primo grado in absentia, il termine per appellare la sentenza di primo grado scadeva il 9 marzo 2023 e non già il 22 febbraio 2023, come sostenuto dalla Corte di appello; l'appello era, dunque, tempestivo.

Il motivo è ritenuto fondato dalla corte regolatrice.

L'art. 585, comma 1-bis, cod. proc. pen., introdotto dall'art. 33, comma 1, lett. f), del d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 del 2022 sancisce che «[i] termini previsti dal comma 1 sono aumentati di quindici giorni per l'impugnazione del difensore dell'imputato giudicato in assenza». 

Il disposto dell'art. 585, comma 1-bis, cod. proc. pen. è, del resto, applicabile nel caso di specie, in quanto la sentenza di primo grado è stata emessa in data 7 febbraio 2023. L'art. 89, comma 3, del medesimo d.lgs. n. 150 del 2022, del resto, sancisce, infatti, che «Le disposizioni degli articoli 157-ter, comma 3, 581, commi 1-ter e 1- quater, e 585, comma 1-bis, del codice di procedura penale si applicano per le sole impugnazioni proposte avverso sentenze pronunciate in data successiva a quella di entrata in vigore del presente decreto» ovvero al 30 dicembre 2022. Essendo stato, dunque, l'imputato giudicato in primo grado in absentia, il termine di trenta giorni per appellare la sentenza di primo grado, decorrente dalla lettura in udienza della sentenza contestuale, secondo quanto disposto dall'art. 585, comma 2, lett. b), cod. proc. pen., scadeva il 9 marzo 2023 e non il 22 febbraio 2023, come erroneamente ritenuto dalla Corte di appello. L'appello proposto nell'interesse dell'imputato in data 3 marzo 2023 è, dunque, tempestivo. 

Scarica la sentenza della Corte di Cassazione al link.


Della questione ci eravamo occupati qui  Alcune domande sull'appello Cartabia a Filippo GIUNCHEDI.

Si era osservato:

Il nuovo termine per impugnare le sentenze rese nei confronti dell’assente è stato ampliato in favore del solo difensore. Si tratta di una svista oppure di una reale deroga al principio di cui all’art. 585 III co. c.p.p.?

La finalità di questo termine diversificato risponde alla necessità di consentire al difensore di potersi rapportare con il proprio assistito anche al fine di farsi rilasciare l’apposito mandato ad impugnare.

L’arguta domanda, ovvero se l’addenda di quindici giorni prevista per il solo difensore dell’assente prevista dal comma 1-bis dell’art. 585 c.p.p. costituisca una deroga al principio di cui al comma 3 del medesimo articolo, pone un tema che non è stato particolarmente problematizzato nei primi commenti alla integrazione effettuata dal legislatore.

A mio avviso, sarebbe erroneo applicare la disciplina prevista dal predetto comma 3 in quanto questo si riferisce alla decorrenza del termine per impugnare, mentre l’addenda prevista dal comma 1-bis attiene ai termini per proporre impugnazione. Considerato che l’assente è rappresentato dal difensore con tutte le conseguenze che ne derivano in ipotesi di difficoltà di quest’ultimo a prendere contatto con il proprio assistito – aspetto che costituisce la ratio del nuovo comma 1-bis –, in realtà la situazione che si prospetta pare quella che il legislatore non abbia considerato la possibilità per l’imputato assente di proporre autonomamente appello – questo problema non si pone per il ricorso in cassazione in ragione del tenore dell’art. 613, comma 1, c.p.p. –, concentrandosi, invece, sulla necessità per il difensore di fruire del tempo necessario per poter consultarsi con il proprio assistito in ordine all’an e al quomodo dell’impugnazione.

Ne consegue che deve ritenersi che per l’imputato assente il termine per proporre appello non fruisca della dilatazione di quindici giorni prevista dall’art. 585, comma 1-bis, c.p.p.  

30 maggio 2024

La prima sezione riapre la questione della concedibilità sospensione condizionale dopo l'estinzione reato patteggiato


 

In questi anni ci siamo più volte occupati degli effetti estintivi, sulla pena sospesa, del patteggiamento, ai fini della concessione di un'ulteriore sospensione condizionale. Dapprima abbiamo dato conto, con un post di Marco Siragusa di un indirizzo di merito della Corte di appello di Palermo (post di Marco Siragusa al link) e più recentemente di una sentenza di legittimità che riteneva che l'effetto estintivo non "azzerasse" anche la precedente concessione del beneficio (post del 23.04.2024 al link) 

Tuttavia con una sentenza ricca di spunti la prima sezione è ritornata sul tema. 

Al riguardo la Corte ha annullato con rinvio una pronuncia della Corte di appello di Catania che aveva ritenuto precluso l'accesso alla nuova sospensione condizionale, giacchè sommando la pena estinta e sospesa con quella ora irrogata, si superavano i due anni di detenzione. 

La Corte di legittimità ha però osservato che i giudici distrettuali <<hanno trascurato di considerare che, essendo stata la pena più risalente applicata su richiesta di parte, il decorso di cinque anni, a far data dall'irrevocabilità della sentenza (nel caso di specie intervenuta il 14 aprile 1993), ha determinato l'estinzione di quel reato ... . Si impone, pertanto, limitatamente alla sospensione condizionale della pena, l'annullamento della sentenza impugnata, con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Catania per un nuovo giudizio sul punto>>. (sentenza al link) 

La pronuncia della Corte rileva inoltre per altri due aspetti

anzitutto nella sentenza si afferma che l' effetto estintivo si è prodotto ipso iure ed a prescindere dall'adozione di apposito provvedimento. Al riguardo segnaliamo che, più volte, la giurisprudenza amministrativa si è mostrata di diverso avviso, ritenendo che  <<l'estinzione del reato ... non è automatica per il mero decorso del tempo, ma deve essere formalizzata in una pronuncia espressa del giudice dell'esecuzione penale, che è l'unico soggetto al quale l'ordinamento attribuisce il compito di verificare la sussistenza dei presupposti e delle condizioni per la relativa declaratoria, con la conseguenza che, fino a quando non interviene tale provvedimento giurisdizionale, non può legittimamente parlarsi di "reato estinto" e il concorrente non è esonerato dalla dichiarazione dell'intervenuta condanna>> (cfr. Consiglio di Stato sez. VI, 02/01/2024, (ud. 30/11/2023, dep. 02/01/2024), n.19 nonchè Cons. Stato, sez. V, 12 dicembre 2018 n. 7025; Id., sez. III, 29 maggio 2017, n. 2548);

ancora, sebbene implicitamente, la Corte ha ritenuto che, ai fini della prescrizione,  si continui ad applicare, anche ai reati commessi dopo l'entrata in vigore della legge Orlando, il regime della legge Cirielli, così confermando l'indirizzo cui ha esplicitamente aderito la III sezione  (nostro post al link)  

 




29 maggio 2024

Termine a comparire in appello: in attesa delle sezioni unite, la IV rilancia i 40 giorni.

 

Da tempo ci occupiamo della vexata quaestio sul termine a comparire in appello. Chi segue questo blog sa bene che innanzi alla Corte di legittimità si sono registrati esiti assolutamente difformi, talora innazi alla stessa sezione, fino a che all'udienza del 05.04.2024 la seconda sezione, attraversata da un contrasto interno, ha rimesso con doppia ordinanza la questione alle sezioni unite. 

In attesa del massimo consesso di legittimità, il tema si è riproposto innanzi alla IV sezione, che già con la sentenza  n. 7104/24 si era pronunciata in favore del termine pari a 40 gg., e la sezione, all'udienza del 10.04., ha ribadito il suo orientamento (sentenza della IV al link) 

Allora aggiorniamo la nostra tabella, ovviamente rappresentando che ci potrebbbero essere ulteriori pronunce sfuggite alla nostra attenzione.

Estremi sentenza

20gg

40gg

 

Sez. IV 48056/23

 

X

 

Sez. II 49644/23

 

X

 

Sez. V 5347/24

X

 

 

Sez. III 5481/24

 

X

 

Sez. II 6010/24

X

 

 

Sez. IV 7204/24

 

X

 

Sez. II 7990/24

X

 

 

Sez. VI 12157/24

 

X

 

Sez. II 12621/24

X

 

Censura inammissibile

Sez. V 14344/24

X

 

Censura inammissibile

Sez. IV 20334/24

 

X

 

Sez. II 16364/24

 

 

Ordinanza remissione a SS.UU.

Sez. II 16365/24

 

 

Ordinanza remissione a SS.UU.

 

   

 

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