- Rifiuto di atti d’ufficio - Pubblico ministero - Doverosità dell’atto - Necessità - Atti di procedura non contemplati da protocolli obbligati - Discrezionalità valutativa - Rilevanza - Esclusione.
- Rifiuto di atti d'ufficio - Doverosità dell’atto - Necessità - Acquisizione automatica in dibattimento di attività integrativa di indagine compiuta da altro pubblico ministero dello stesso ufficio - Esclusione - Fattispecie.
- Rifiuto di atti d'ufficio - Pubblico ministero - Omesso compimento di accertamenti a favore della persona sottoposta alle indagini - Art. 358 cod. proc. pen. - Funzione e ambito applicativo - Configurabilità del reato - Esclusione - Fattispecie.
L’esito in sintesi
La Sesta Sezione penale, in tema di delitti contro la pubblica amministrazione, ha affermato che:
* ai fini della configurabilità del delitto di rifiuto di atti d'ufficio in capo al pubblico ministero, l'atto da compiere senza ritardo per ragioni di giustizia è soltanto quello doveroso, ossia obbligato quantomeno nella sua emanazione, sicché non assumono rilievo gli atti di procedura non contemplati da protocolli obbligati, i quali, pur apparendo necessari in ragione del progressivo sviluppo del procedimento e del perseguimento degli scopi conoscitivi del processo penale, restano discrezionali quanto alla scelta del loro compimento, prevedendo di regola la legge, in relazione ad essi, non invalidità processuali, ma forme di controllo attinenti all'efficienza e alla funzionalità dell'indagine, alla legalità della condotta del pubblico ministero e alle sue responsabilità;
* non costituisce atto da compiere senza ritardo per ragioni di giustizia, ai sensi dell'art. 328, comma primo, cod. pen., l'acquisizione e il conseguente deposito della documentazione che altro pubblico ministero, ancorché appartenente al medesimo ufficio e titolare di un procedimento collegato, abbia trasmesso a quello procedente, in quanto tale documentazione assume natura di attività integrativa di indagine, ai sensi dell'art. 430 cod. proc. pen., solo per effetto di un atto discrezionale di recepimento da parte di quest'ultimo, unico legittimato a compiere tale attività, previa autonoma valutazione della sua rilevanza, pertinenza, genuinità e congruenza rispetto all'imputazione. (Fattispecie relativa a documentazione trasmessa ai pubblici ministeri titolari di un processo in fase dibattimentale da altro pubblico ministero del medesimo ufficio, nella quale la Corte ha escluso la configurabilità del delitto di cui all'art. 328, comma primo, cod. pen., precisando che l'invio degli atti costituiva una mera segnalazione, inidonea a determinare un obbligo di recepimento e di deposito degli stessi);
* la regola di condotta posta dall'art. 358 cod. proc. pen., che impone al pubblico ministero di svolgere accertamenti anche su fatti e circostanze favorevoli alla persona sottoposta alle indagini, è funzionale alla completezza delle indagini preliminari e al corretto esercizio dell'azione penale, opera esclusivamente in tale fase del procedimento e implica valutazioni di merito riservate al magistrato procedente, non vincolato dalle sollecitazioni della difesa, sicché la sua violazione, pur potendo assumere rilievo sul piano civile, disciplinare o penale, nel rispetto tuttavia, della tipicità delle fattispecie, non integra di per sé il delitto di rifiuto di atti d'ufficio. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso che dagli artt. 358 e 430 cod. proc. pen. potesse desumersi a carico dei pubblici ministeri titolari di un processo in fase dibattimentale un obbligo, penalmente rilevante ai sensi dell'art. 328, comma primo, cod. pen., di acquisire e depositare la documentazione loro trasmessa da altro magistrato del medesimo ufficio).
Approfondimento (AI)
CASSAZIONE
PENALE, SEZ. VI, SENTENZA N. 952/2026
Unità, Discrezionalità del
Pubblico Ministero e Limiti dell'Art. 328 C.P. nel 'Caso Eni Nigeria'
1.
Inquadramento Sistematico e Fatti di Causa
Con
la sentenza n. 952 del 18 giugno 2026 (depositata il 29 settembre
2026), la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha scritto
un capitolo fondamentale in tema di limiti della giurisdizione
penale, tipicità del reato di rifiuto di atti d'ufficio (art. 328,
comma 1, c.p.) e discrezionalità del Pubblico Ministero. La
pronuncia giunge all'esito del procedimento a carico dei magistrati
della Procura di Milano Fabio De Pasquale e Sergio Maria Spadaro,
condannati nei gradi di merito per il reato di omissione o rifiuto di
atti d'ufficio in relazione alla gestione del dibattimento del c.d.
processo 'Eni Nigeria'.
L'accusa
mossa ai due magistrati riguardava il presunto indebito rifiuto di
depositare nella segreteria del P.M., a disposizione delle difese,
una serie di documenti e chat trasmessi da un collega dello stesso
ufficio (il dott. Paolo Storari), titolare del procedimento collegato
c.d. 'Eni Complotto'. Tali atti (tra cui annotazioni della Guardia di
Finanza e chat estrapolate dal telefono di Vincenzo Armanna,
principale dichiarante nel processo Eni Nigeria) avrebbero dovuto,
secondo l'ipotesi accusatoria, essere immediatamente riversati nel
dibattimento per consentire alle parti di valutare l'attendibilità
del dichiarante.
2.
I Punti Chiave della Decisione della Suprema Corte
La
Suprema Corte ha ribaltato le decisioni di merito, annullando senza
rinvio la sentenza impugnata perché 'il fatto non sussiste' e
revocando le statuizioni civili. I pilastri argomentativi della
pronuncia si articolano sui seguenti punti nodali:
• Insussistenza
della doverosità dell'atto:
La fattispecie di cui all'art. 328, comma 1, c.p. richiede che l'atto
omesso sia 'dovuto' e 'indifferibile', inserito in protocolli
vincolati e non rimesso a scelte discrezionali. L'attività
integrativa di indagine (art. 430 c.p.p.) è per definizione
incoercibile, incomprimibile e rimessa all'autonomia e alla
responsabilità del magistrato titolare del procedimento.
• Ruolo
e autonomia del Pubblico Ministero procedente:
Il P.M. titolare del processo non può essere ridotto a un 'mero
recettore passivo' o a un esecutore di impulsi investigativi
provenienti da magistrati di procedimenti diversi (seppur collegati).
La ricezione di atti da fonti esogene impone un autonomo vaglio di
pertinenza, rilevanza e legalità.
• Il
coordinamento interno e l'assenza di dolo:
Lungi dall'agire in una logica di occultamento, i ricorrenti avevano
tempestivamente informato con nota scritta del 5 marzo 2021 sia il
Procuratore della Repubblica (dott. Francesco Greco) che il
Procuratore Aggiunto (dott.ssa Laura Pedio, contitolare di Eni
Complotto), i quali condivisero la valutazione di non procedere
all'acquisizione. Il coinvolgimento dei vertici esclude radicalmente
il dolo e la configurabilità di un rifiuto arbitrario.
• Limiti
legali e divieto di acquisizione automatica delle chat:
La Corte ha evidenziato che la copia forense del telefono di Armanna
conteneva dati la cui estrazione e divulgazione erano state ritenute
illegittime dal G.I.P. e confermate dalla stessa Cassazione (sez. VI,
n. 22795/2022) nel procedimento a quo ('Eni Complotto'), in
applicazione dei principi sul sequestro probatorio e sulla tutela dei
dati estranei all'oggetto dell'accertamento. Dunque, l'acquisizione
di quelle chat nel processo Eni Nigeria sarebbe stata contra legem.
3.
Schemi Pratici e Sintetici
Di
seguito si propongono tre schemi riassuntivi utili all'operatore del
diritto per inquadrare i confini dogmatici e pratici tracciati dalla
sentenza in esame.
Schema
1: Impostazione Accusatoria vs Argomentazione della Suprema Corte
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Profilo
d'Analisi
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Tesi
Accusatoria / Corti di Merito vs Posizione della Cassazione
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Natura
dell'atto (Art. 430 c.p.p.)
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Accusa:
Atto dovuto e vincolato, finalizzato alla parità delle
armi. Cassazione: Atto discrezionale, incoercibile, rimesso
alla responsabilità del P.M. titolare.
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Ruolo
del P.M. di udienza
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Accusa:
Obbligo di riversare automaticamente nel dibattimento ogni atto
trasmesso da colleghi. Cassazione: Autonomo potere di
discernimento, pertinenza e valutazione critica.
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Sussistenza
dell'art. 328 c.p.
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Accusa:
Rifiuto indebito integrato dall'omesso deposito di atti utili
alla difesa. Cassazione: Insussistenza del reato per difetto
di tipicità, assenza di rifiuto e condivisione con i vertici
dell'Ufficio.
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Schema
2: Funzione e Limiti degli Artt. 358 e 430 c.p.p. nel Sistema
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Norma di
Riferimento
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Interpretazione
e Limiti Sistematici (Cass. n. 952/2026)
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Art.
358 c.p.p. (Attività di indagine a favore)
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Funzionale
alla completezza delle indagini preliminari e al corretto
esercizio dell'azione penale (art. 112 Cost.), non attiene
direttamente al principio di parità delle parti in dibattimento
né impone obblighi slegati dalla discrezionalità investigativa.
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Art.
430 c.p.p. (Attività integrativa dibattimentale)
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Attribuisce
al P.M. la facoltà (e non l'obbligo) di compiere atti
integrativi dopo il decreto che dispone il giudizio. L'obbligo di
deposito (comma 2) sorge solo ed esclusivamente se il P.M. decide
discrezionalmente di compiere l'attività.
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Schema
3: Responsabilità Civile dei Magistrati e Legittimazione Passiva (L.
n. 117/1988)
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Tipologia
di Illecito Civile
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Regime
Giuridico e Soggetto Legittimato Passivo
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Illecito
civile ordinario (Dolo / Colpa grave / Diniego di giustizia)
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Artt.
2 e 4 L. 117/1988: Legittimazione passiva esclusiva del
Presidente del Consiglio dei Ministri, esperibili solo dopo
l'esaurimento dei mezzi di impugnazione ordinari.
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Danno
derivante da reato commesso dal magistrato nell'esercizio
delle funzioni
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Art.
13 L. 117/1988: L'azione è regolata dalle norme ordinarie (art.
2049 c.c.). Legittimazione passiva del Ministero della Giustizia
(datore di lavoro) e non della Presidenza del Consiglio dei
Ministri.
|
4.
I Profili Civili: Il Difetto di Legittimazione della Presidenza del
Consiglio
Un
ulteriore profilo di assoluto rilievo affrontato dalla Suprema Corte
riguarda il ricorso proposto dalla Presidenza del Consiglio dei
Ministri in qualità di responsabile civile. La Corte ha accolto
l'eccezione difensiva, dichiarando il difetto di legittimazione
passiva della Presidenza del Consiglio.
I
giudici di legittimità hanno chiarito il sistema dei rapporti tra la
legge n. 117 del 1988 e le norme codicistiche ordinarie:
• Ambito
dell'art. 4 L. 117/1988:
L'art. 4 della legge n. 117/1988 (che prevede la legittimazione
esclusiva della Presidenza del Consiglio) si applica esclusivamente
ai casi di illecito civile aquiliano derivante da dolo, colpa grave o
diniego di giustizia nell'esercizio delle funzioni, nei quali non sia
configurabile un reato.
• Ambito
dell'art. 13 L. 117/1988:
L'art. 13 della medesima legge stabilisce che, qualora il danno
derivi da un fatto costituente reato commesso dal magistrato,
l'azione risarcitoria è regolata dalle norme ordinarie. Di
conseguenza, trovando applicazione l'art. 2049 c.c., il soggetto
passivo legittimato come responsabile civile è il Ministero della
Giustizia (in qualità di datore di lavoro), e non la Presidenza del
Consiglio dei Ministri.
5.
Conclusioni e Massima della Sentenza
La
sentenza in esame rappresenta un argine rigoroso contro derive di
stampo inquisitorio o sanzionatorio penale fondate su interpretazioni
analogiche o estensive del reato di rifiuto di atti d'ufficio. La
Cassazione riafferma con forza che la violazione di doveri di lealtà
o correttezza istituzionale non integra automaticamente una
fattispecie delittuosa in assenza della tipicità oggettiva e
soggettiva richiesta dall'art. 328 c.p.
MASSIMA
GIURIDICA:
«Non
integra il delitto di rifiuto di atti d'ufficio (art. 328, comma 1,
c.p.) la condotta del Pubblico Ministero che, nel corso del
dibattimento, decida discrezionalmente — in conformità ai vertici
dell'Ufficio e nel rispetto dei limiti sul sequestro probatorio —
di non acquisire né depositare documentazione o chat provenienti da
un procedimento collegato, trattandosi di attività integrativa di
indagine incoercibile e rimessa all'autonoma valutazione di
pertinenza e rilevanza del titolare del procedimento.»