07 gennaio 2026

Ma al PCI ed eredi piaceva il disegno costituzionale sulla magistratura ? di Daniele Livreri



Nel dibattitto sulla riforma costituzionale della magistratura, alcuni colleghi di cultura progressista hanno sottoscritto un appello a tutta la politica, ma in particolare alle forze di opposizione, a non alimentare l'equivoco che i fautori della separazione delle carriere siano nemici della magistratura e della Costituzione e comunque strenui sostenitori dell'attuale maggioranza di Governo. 

Vorremmo offrire un ulteriore spunto di riflessione al riguardo: siamo sicuri che l'assetto costituzionale della magistratura fosse figlio della cultura di sinistra e in particolare dell'allora maggior partito di quell'area politica ? 

In merito pare utile richiamare quanto sostenuto dall'allora segretario del P.C.I., Palmiro Togliatti, con riferimento al titolo della Carta fondante dedicato alla magistratura. In occasione della seduta dell'Assemblea costituente dell'11.03.1947, l'esponente comunista così si espresse: 

<<riguardo alla Magistratura, nella Commissione a stento siamo riusciti a far prevalere l’affermazione del ritorno alla giuria, e qui ho sentito un onorevole collega protestare dicendo che questa è cosa che riguarda gli avvocati penalisti. No, questa è una questione che riguarda tutti i cittadini. Il principio per cui, quando a un cittadino voi togliete dieci o venti o più anni della sua esistenza, o quando lo mandate a giudizio e lo condannate per delitto politico, egli ha diritto al giudizio dei suoi pari, è una delle più grandi conquiste della democrazia. Qui siamo senza dubbio in presenza di una di quelle tracce di spirito giuridico reazionario, che non siamo ancora riusciti a cancellare. La mia opinione è che nell’ordinamento della Magistratura avremmo dovuto affermare in modo molto più energico la tendenza alla elettività dai magistrati, il che ci avrebbe fatto fare un grande passo avanti per togliere il magistrato dalla situazione penosa in cui oggi si trova, di essere un sovrano senza corona e senza autorità. Soltanto quando sarà stabilito un contatto diretto tra il popolo, depositario della sovranità, e il magistrato, questi potrà sentirsi partecipe di un potere effettivo, e quindi godere della fiducia completa del popolo nella società democratica>>.(verbale della seduta al link)

Si potrebbe, forse, archiviare il tutto ritenendo quel pensiero integralmente  sorpassato negli anni, sì da poter affermare che la nuova cultura di sinistra abbia ritenuto preclusa ogni possibilità di riforma della disciplina costituzionale della magistratura. 

In realtà il progetto di revisione della parte seconda della Costituzione, licenziato nel 1997 dalla c.d. Commissione D'Alema sembra proporre dei temi presenti anche nell'attuale riforma. 

Al riguardo si rammenti che, secondo quel progetto, il Consiglio superiore della magistratura ordinaria, pur rimanendo unico, si sarebbe dovuto comporre di due sezioni distinte: una per i giudici e un'altra per i magistrati del pubblico ministero, sebbene talune funzioni fossero demandate alle Sezioni riunite del C.S.M. (cfr. art. 120 e art. 121 progetto commissione dopo gli emendamenti).

In particolare alle singole sezioni sarebbero spettate le funzioni amministrative riguardanti l’aggiornamento professionale, i trasferimenti, le promozioni e le relative assegnazioni, rispettivamente, dei giudici ordinari e dei magistrati del pubblico ministero. 

Non pare ozioso osservare che l'articolazione in sezioni distinte sarebbe intervenuta in un'epoca in cui passaggi di ruolo tra giudicanti e magistrati inquirenti erano assai più semplici e statisticamente più frequenti di quanto non siano oggi. 

Ancora, quel progetto prevedeva il trasferimento della funzione disciplinare dal C.S.M. ad una Corte di Giustizia della magistratura, che peraltro avrebbe anche assunto le funzioni di organo di tutela giurisdizionale in unico grado contro i provvedimenti amministrativi assunti dai Consigli superiori della magistratura ordinaria e amministrativa (cfr. art. 122 progetto commissione dopo gli emendamenti).

Sia chiaro il progetto di riforma D'Alema non soltanto era più organico, ma presentava delle profonde divergenze con l'attuale e ciò anche rispetto ai temi prima indicati; basti pensare che il sistema di reclutamento rimaneva elettivo sia per il CSM che per la Corte disciplinare (anzi, la Corte avrebbe dovuto essere  formata da nove membri, eletti tra i propri componenti dai Consigli superiori della magistratura ordinaria ed amministrativa); quest'ultima esercitava le sue funzioni anche nei confronti della magistratura amministrativa; era esplicitamente prevista la possibilità di interporre ricorso per cassazione contro i provvedimenti disciplinari. Nondimeno, ciò che oggi preme considerare è che, seppur  declinati con nette divergenze, alcune prospettive dell'odierna riforma si ravvisano anche in quel progetto licenziato da una Commissione bicamerale presieduta dall'allora  segretario del PDS, allorquando la maggioranza parlamentare e il Governo erano di centrosinistra. (relazione e testo commissione D'Alema al link)

  

      


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