CASSAZIONE
PENALE, SEZ. VI, SENTENZA N. 952/2026
Unità, Discrezionalità del
Pubblico Ministero e Limiti dell'Art. 328 C.P. nel 'Caso Eni Nigeria'
1. Inquadramento Sistematico e Fatti di Causa
Con la sentenza n. 952 del 18 giugno 2026 (depositata il 29 settembre 2026), la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha scritto un capitolo fondamentale in tema di limiti della giurisdizione penale, tipicità del reato di rifiuto di atti d'ufficio (art. 328, comma 1, c.p.) e discrezionalità del Pubblico Ministero. La pronuncia giunge all'esito del procedimento a carico dei magistrati della Procura di Milano Fabio De Pasquale e Sergio Maria Spadaro, condannati nei gradi di merito per il reato di omissione o rifiuto di atti d'ufficio in relazione alla gestione del dibattimento del c.d. processo 'Eni Nigeria'.
L'accusa mossa ai due magistrati riguardava il presunto indebito rifiuto di depositare nella segreteria del P.M., a disposizione delle difese, una serie di documenti e chat trasmessi da un collega dello stesso ufficio (il dott. Paolo Storari), titolare del procedimento collegato c.d. 'Eni Complotto'. Tali atti (tra cui annotazioni della Guardia di Finanza e chat estrapolate dal telefono di Vincenzo Armanna, principale dichiarante nel processo Eni Nigeria) avrebbero dovuto, secondo l'ipotesi accusatoria, essere immediatamente riversati nel dibattimento per consentire alle parti di valutare l'attendibilità del dichiarante.
2. I Punti Chiave della Decisione della Suprema Corte
La Suprema Corte ha ribaltato le decisioni di merito, annullando senza rinvio la sentenza impugnata perché 'il fatto non sussiste' e revocando le statuizioni civili. I pilastri argomentativi della pronuncia si articolano sui seguenti punti nodali:
• Insussistenza della doverosità dell'atto: La fattispecie di cui all'art. 328, comma 1, c.p. richiede che l'atto omesso sia 'dovuto' e 'indifferibile', inserito in protocolli vincolati e non rimesso a scelte discrezionali. L'attività integrativa di indagine (art. 430 c.p.p.) è per definizione incoercibile, incomprimibile e rimessa all'autonomia e alla responsabilità del magistrato titolare del procedimento.
• Ruolo e autonomia del Pubblico Ministero procedente: Il P.M. titolare del processo non può essere ridotto a un 'mero recettore passivo' o a un esecutore di impulsi investigativi provenienti da magistrati di procedimenti diversi (seppur collegati). La ricezione di atti da fonti esogene impone un autonomo vaglio di pertinenza, rilevanza e legalità.
• Il coordinamento interno e l'assenza di dolo: Lungi dall'agire in una logica di occultamento, i ricorrenti avevano tempestivamente informato con nota scritta del 5 marzo 2021 sia il Procuratore della Repubblica (dott. Francesco Greco) che il Procuratore Aggiunto (dott.ssa Laura Pedio, contitolare di Eni Complotto), i quali condivisero la valutazione di non procedere all'acquisizione. Il coinvolgimento dei vertici esclude radicalmente il dolo e la configurabilità di un rifiuto arbitrario.
• Limiti legali e divieto di acquisizione automatica delle chat: La Corte ha evidenziato che la copia forense del telefono di Armanna conteneva dati la cui estrazione e divulgazione erano state ritenute illegittime dal G.I.P. e confermate dalla stessa Cassazione (sez. VI, n. 22795/2022) nel procedimento a quo ('Eni Complotto'), in applicazione dei principi sul sequestro probatorio e sulla tutela dei dati estranei all'oggetto dell'accertamento. Dunque, l'acquisizione di quelle chat nel processo Eni Nigeria sarebbe stata contra legem.
3. Schemi Pratici e Sintetici
Di seguito si propongono tre schemi riassuntivi utili all'operatore del diritto per inquadrare i confini dogmatici e pratici tracciati dalla sentenza in esame.
Schema 1: Impostazione Accusatoria vs Argomentazione della Suprema Corte
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Profilo d'Analisi |
Tesi Accusatoria / Corti di Merito vs Posizione della Cassazione |
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Natura dell'atto (Art. 430 c.p.p.) |
Accusa:
Atto dovuto e vincolato, finalizzato alla parità delle
armi. |
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Ruolo del P.M. di udienza |
Accusa:
Obbligo di riversare automaticamente nel dibattimento ogni atto
trasmesso da colleghi. |
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Sussistenza dell'art. 328 c.p. |
Accusa:
Rifiuto indebito integrato dall'omesso deposito di atti utili
alla difesa. |
Schema 2: Funzione e Limiti degli Artt. 358 e 430 c.p.p. nel Sistema
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Norma di Riferimento |
Interpretazione e Limiti Sistematici (Cass. n. 952/2026) |
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Art.
358 c.p.p. |
Funzionale alla completezza delle indagini preliminari e al corretto esercizio dell'azione penale (art. 112 Cost.), non attiene direttamente al principio di parità delle parti in dibattimento né impone obblighi slegati dalla discrezionalità investigativa. |
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Art.
430 c.p.p. |
Attribuisce al P.M. la facoltà (e non l'obbligo) di compiere atti integrativi dopo il decreto che dispone il giudizio. L'obbligo di deposito (comma 2) sorge solo ed esclusivamente se il P.M. decide discrezionalmente di compiere l'attività. |
Schema 3: Responsabilità Civile dei Magistrati e Legittimazione Passiva (L. n. 117/1988)
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Tipologia di Illecito Civile |
Regime Giuridico e Soggetto Legittimato Passivo |
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Illecito
civile ordinario |
Artt. 2 e 4 L. 117/1988: Legittimazione passiva esclusiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, esperibili solo dopo l'esaurimento dei mezzi di impugnazione ordinari. |
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Danno
derivante da reato |
Art. 13 L. 117/1988: L'azione è regolata dalle norme ordinarie (art. 2049 c.c.). Legittimazione passiva del Ministero della Giustizia (datore di lavoro) e non della Presidenza del Consiglio dei Ministri. |
4. I Profili Civili: Il Difetto di Legittimazione della Presidenza del Consiglio
Un ulteriore profilo di assoluto rilievo affrontato dalla Suprema Corte riguarda il ricorso proposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in qualità di responsabile civile. La Corte ha accolto l'eccezione difensiva, dichiarando il difetto di legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio.
I giudici di legittimità hanno chiarito il sistema dei rapporti tra la legge n. 117 del 1988 e le norme codicistiche ordinarie:
• Ambito dell'art. 4 L. 117/1988: L'art. 4 della legge n. 117/1988 (che prevede la legittimazione esclusiva della Presidenza del Consiglio) si applica esclusivamente ai casi di illecito civile aquiliano derivante da dolo, colpa grave o diniego di giustizia nell'esercizio delle funzioni, nei quali non sia configurabile un reato.
• Ambito dell'art. 13 L. 117/1988: L'art. 13 della medesima legge stabilisce che, qualora il danno derivi da un fatto costituente reato commesso dal magistrato, l'azione risarcitoria è regolata dalle norme ordinarie. Di conseguenza, trovando applicazione l'art. 2049 c.c., il soggetto passivo legittimato come responsabile civile è il Ministero della Giustizia (in qualità di datore di lavoro), e non la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
5. Conclusioni e Massima della Sentenza
La sentenza in esame rappresenta un argine rigoroso contro derive di stampo inquisitorio o sanzionatorio penale fondate su interpretazioni analogiche o estensive del reato di rifiuto di atti d'ufficio. La Cassazione riafferma con forza che la violazione di doveri di lealtà o correttezza istituzionale non integra automaticamente una fattispecie delittuosa in assenza della tipicità oggettiva e soggettiva richiesta dall'art. 328 c.p.
MASSIMA
GIURIDICA:
«Non
integra il delitto di rifiuto di atti d'ufficio (art. 328, comma 1,
c.p.) la condotta del Pubblico Ministero che, nel corso del
dibattimento, decida discrezionalmente — in conformità ai vertici
dell'Ufficio e nel rispetto dei limiti sul sequestro probatorio —
di non acquisire né depositare documentazione o chat provenienti da
un procedimento collegato, trattandosi di attività integrativa di
indagine incoercibile e rimessa all'autonoma valutazione di
pertinenza e rilevanza del titolare del procedimento.»
